Stili di vita

Il neo-ministro della Salute, Francesco Storace, fedele alla propria storia e cultura, ha una concezione “virile” anche della salute e della prevenzione:

«Preferisco impegnarmi più sulla malattia che sugli stili di vita. Viceversa c’è il rischio reale che si arrivi a quella società terapeutica che Barbara Spinelli ha ben descritto su La Stampa, parlando di tirannide sanitaria e di medici e ministro come gli unici abilitati a dire in cosa consistano il viver-bene, la convivenza sociale, e perfino l’ultima roccaforte dell’individuo: l’intimità».

Peccato che, in queste poche righe, siano condensati alcuni rilevanti strafalcioni, di metodo e di merito. In primo luogo, quando Storace afferma che preferisce impegnarsi “più sulla malattia che sugli stili di vita”, spazza via con una sola frase decenni di prevenzione, se è vero (come è vero) che alcuni cosiddetti “stili di vita” sono alla base di patologie importanti, non ultime le neoplasie, e questa è verità accertata, non tema da dibattito salottiero o (il che è equivalente) “provocazione intellettuale”. Non pago, Storace si lancia in ben altri ambiti “libertari” (territorio da lui del tutto inesplorato), arrivando a criticare una società dove medici e ministri siano talmente occhiuti e pervasivi da violare, con i loro bizzarri precetti, anche la roccaforte dell’intimità degli individui. Affermazione singolare, poiché proviene da chi si ostina a considerare l’omosessualità come una patologia, e vorrebbe impedirne in ogni modo l’uscita dal ghetto, foss’anche solo con profili assai più bassi della equiparazione al matrimonio eterosessuale.
Perché il problema sta anche e soprattutto in questo malinteso empito libertario, con il quale si stanno misurando personaggi che di libertario hanno assai poco: non ha alcun senso invocare l’autonomia e l’indipendenza dei comportamenti individuali, come la libertà di fumo, quando questi comportamenti sono, in primo luogo, lesivi del diritto altrui alla salute, e quando da essi originano imponenti costi a carico della collettività, come quelli sanitari connessi alle patologie da fumo. Occorre diffidare di queste pulsioni “libertarie” all’italiana: lungi dall’essere una spinta al progresso civile di una società, esse rappresentano solo l’ennesima versione dell’individualismo becero e anomico che tanti proseliti ha finora fatto in questo paese.

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