Emergenza democratica

Dopo aver visto le immagini degli scontri tra polizia e contestatori no-global a Bologna, innescati dal tentativo del sindaco Cofferati di ripristinare condizioni minimali di legalità in città, riteniamo utile compiere alcune riflessioni. In primo luogo, ci chiediamo sino a che punto sia possibile ricondurre episodi come quello di ieri alla logica del confronto dialettico e democratico tra posizioni divergenti. E fino a quando quella parte dell’elettorato centrista che ritiene di dover votare per una coalizione dove le posizioni oltranziste ed estremiste hanno potere di ricatto ed interdizione continuerà a fingere di non vedere la realtà?

E Bertinotti, che secondo Cofferati sarebbe il vero burattinaio degli ultimi episodi bolognesi, come concilia la sua nuova teorizzazione della presa di potere movimentista e non-violenta con episodi di questo tipo, dove sono addirittura ricomparsi slogan che si richiamano al ’77, anno dell’incubazione terroristica? Forse dicendo che la polizia reazionaria delle oscure forze della conservazione ha colpito le istanze democratiche di alcuni cittadini mossi da sinceri ideali progressisti, ma chi ci crede più? Forse solo Prodi, con la sua malafede politica assetata di potere. Per una parte del cartello di sinistra, le regole del gioco democratico sembrano essere un fastidioso intralcio ed appena qualcuno tenta di rispettarle, e farle rispettare, viene subito fatto bersaglio dell’abituale coazione a ripetere, con epiteto d’ordinanza: sei un fascista.

Oggi, su Repubblica, Edmondo Berselli prende le parti di Cofferati, pur se con qualche distinguo di troppo. Dipingere il Cinese (che da oggi, per il manifesto, è diventato ufficialmente il Cileno) come un novello Bava Beccaris è evidentemente troppo, anche per persone accecate dalla propria ideologia. Eppure, non mancano alcune puntualizzazioni speciose, come definire spregiativamente “generone” la borghesia bolognese, con un parallelismo con parte di quella romana che riteniamo c’entri come i cavoli a merenda. Forse dietro il concetto di “generone” ci sono solo cittadini, alcuni tutt’altro che benestanti, che desidererebbero solo vivere in una città “normalmente sicura”, senza avere timore di essere aggrediti rientrando a casa la sera, e magari di trovarla pure svaligiata dai soliti ignoti, o di non poter portare i propri figli a giocare al parco pubblico (essendo impossibilitati a farsi un giro a Capalbio a discettare di massimi sistemi e socialdemocrazia) senza incappare in travestiti, spacciatori e siringhe usate. Concetti troppo reazionari per larga parte della sinistra onirica e del mondo cattolico? Né mancano alcune dotte espressioni di purissimo, ottuso sociologismo d’accatto:

“C’era bisogno di andare a cercare consenso a destra?”, si chiede Piergiorgio Corbetta, uno studioso dell’Istituto Cattaneo, e la risposta è no. “Il sindaco è stato eletto con una quota di voti molto ampia, non si vede la necessità di allargarla fuori dall’alveo naturale del centrosinistra”.

E che significa quel “trovare la sintesi tra legalità e solidarietà” di cui farfuglia Parisi, il proconsole sardo-bolognese di Prodi? Forse significa agevolare gli occupanti abusivi di case popolari, quelli che sottraggono il posto in lista a chi ha creduto che in questo paese valessero le regole? O forse significa essere solidali ed “inclusivi” verso il racket dei clandestini? Quella di Cofferati è la “nemesi di un giacobino”? Forse, ma non sarebbe il caso di riflettere sul fatto che queste nemesi sono divenute il tratto distintivo e caratterizzante della sinistra italiana, che mai è stata libertaria?

E che accadrà, in caso di vittoria elettorale nazionale di un cartello egemonizzato da pulsioni “anti-borghesi” come quella di Bologna? E’ in circostanze come questa che si scopre la drammatica inadeguatezza ed immaturità di una certa sinistra a governare il paese e la sua complessità, aldilà delle quotidiane prove di pochezza dell’attuale maggioranza.

UPDATE: per smitizzare una delle categorie moralmente superiori della sinistra, quella dello studente impegnato (anche se non è ben chiaro a far cosa), Cofferati scolpisce:

“Ho letto che c’è stato un corteo di studenti universitari. Se è così, non ho mai visto tanti fuori corso”.

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