Nuovi socialismi

Torniamo a divulgare il pensiero di Vaclav Klaus, perché pensiamo che esso rappresenti una grande fonte di ispirazione e di speranza per quanti ritengono che “un’altra Europa è possibile”. Quella che segue è la trascrizione di alcuni passi del discorso tenuto dal presidente ceco all’annuale riunione della Mont Pelerin Society, a Reykjavik, lo scorso agosto. Particolarmente godibile il riferimento critico al prepotere degli intellettuali, per inclinazione naturale mosche cocchiere del neo-costruttivismo. Concetti di grande rilevanza, soprattutto per noi italiani, da sempre sotto la cappa mefitica dell’egemonia culturale progressista, di cui abbiamo pressoché quotidiane, demenziali esternazioni. Contro tutti i “costruttori di felicità”: (nostra traduzione)

“Quindici anni dopo il collasso del comunismo, temo più che all’inizio la sua versione più soft, o più debole, la socialdemocrazia, che è divenuta, sotto diversi nomi (quali welfare state o della ‘soziale Marktwirtschaft’, l’economia sociale di mercato), il modello dominante del sistema economico e sociale della civiltà occidentale. Essa è basata su un governo di grandi dimensioni e clientelare, sull’estensiva regolamentazione dell’attività umana, e su una redistribuzione su vasta scala del reddito. Tutti i governi e i cittadini europei amanti della libertà dovrebbero comprendere questa versione contemporanea di socialismo su scala mondiale, perché i nostri vecchi concetti possono omettere alcune delle caratteristiche cruciali di ciò che è intorno a noi, ora. Potremmo anche scoprire che l’uso reiterato del termine socialismo può essere fuorviante. Le idee illiberali stanno venendo formulate, diffuse e predicate sotto il nome di ideologie, o ‘ismi’ che, almeno nominalmente e formalmente, nulla hanno in comune con l’esplicito socialismo vecchio stile. Queste idee, tuttavia, sono per molti aspetti simili ad esso. C’è sempre una limitazione, un vincolo alla libertà umana; c’è sempre un’ambiziosa ingegneria sociale, c’è sempre l’imposizione di un ‘bene’ da parte di qualcuno ad un altro, contro la volontà di quest’ultimo; c’è sempre lo spiazzamento dei metodi democratici standard con procedure politiche alternative. E c’è sempre un sentimento di superiorità da parte degli intellettuali e delle loro ambizioni.”

Come sostituti e mutazioni del socialismo, Klaus cita l’ambientalismo, il radicalismo dei diritti umani, l’ideologia della “società civica”, cioè il comunitarismo, che altro non è che una versione del collettivismo post-marxista che reclama privilegi per i gruppi organizzati, e di conseguenza una ri-feudalizzazione della società; il multiculturalismo, il femminismo, il tecnocratismo apolitico (basato sul risentimento verso la politica ed i politici), l’internazionalismo (particolarmente la sua variante europea, definita “europeismo”), ed un fenomeno in rapida crescita, quello delle Organizzazioni Non Governative (NGO, nell’acronimo in inglese), che sta originando l’NGOismo.

“Queste ideologie alternative hanno successo soprattutto dove non c’è sufficiente resistenza ad esse, dove esse trovano terreno fertile per fiorire, dove trovano un paese (o un intero continente) dove libertà e libero mercato sono stati danneggiati da sogni ed esperienze collettivistici di lunga durata e dove gli intellettuali hanno avuto successo nell’ottenere e mantenere una forte voce ed un altrettanto forte status sociale. Ho in mente, naturalmente, più l’Europa che l’America. E’ in Europa che assistiamo allo spiazzamento della democrazia per mezzo della post-democrazia, dove il dominio dell’Unione Europea sostituisce gli accordi democratici tra paesi membri, dove alcune persone non vedono i pericoli di un europeismo vuoto e di una sempre più profonda unificazione burocratica dell’intero continente europeo. Essi plaudono alla crescente, formale apertura del continente, ma non vedono che l’eliminazione di alcuni confini senza una vera liberalizzazione delle attività umane non fa altro che ‘spostare’ i governi verso l’alto, al livello dove non c’è più responsabilità democratica, intesa come accountability, e dove le decisioni sono assunte da politici nominati da altri politici, non eletti da cittadini in libere elezioni. La costituzione europea è stata un tentativo di istituire e consolidare questo sistema in forma legale, ed è importante che i referendum olandese e francese abbiano posto fine, per ora, a questo tentativo di creare un’Unione sempre più unita”.

Ma cosa dovrebbe essere, quindi, l’Europa? Per Klaus non ci sono dubbi:

“L’Europa è un sistema di relazioni di e tra singoli paesi, che non deve essere basata sul falso internazionalismo, su organizzazioni sovranazionali e sul fraintendimento di globalizzazione ed esternalità, ma che sarà basata sul buon vicinato di paesi liberi e sovrani e su patti ed accordi internazionali.”