Liberi dall’odio?

Esattamente un anno fa, avevamo utilizzato questo titolo, senza punto interrogativo. Era un auspicio, non una constatazione.

Le constatazioni dobbiamo trarle direttamente dalle dirette online dei due principali quotidiani italiani. Come segnala il Corriere, si è evidentemente trattato di una grande festa unitaria, nel nome del paese, “la festa di tutti gli italiani”, per dirla con il premier in pectore:

E’ il rosso il colore che domina il corteo per l’anniversario della Liberazione in corso nelle vie del centro milanese. Sono soprattutto le bandiere dei partiti dell’Unione a prevalere sul Tricolore italiano. Tra le bandiere presenti i simboli dei Democratici di sinistra, del partito di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani.

Abbiamo poi avuto la dimostrazione di quanto le avanguardie della gioventù comunista abbiano studiato la storia. La sola vista dell’aggettivo “ebraico” sortisce in loro l’equivalente dell’ostensione di un drappo rosso davanti ad un toro:

Tensione in piazza San Babila al passaggio della Brigata Ebraica dove si notavano bandiere di Israele. Gli autonomi appena avvistate, a qualche decina di metri dalla piazza, le bandiere di Israele hanno iniziato a scandire slogan come ‘Intifada, Palestina libera, Palestina rossa, stato di Israele, stato terrorista’. La polizia ha fatto passare la Brigata Ebraica trattenendo dietro un cordone gli autonomi, molti dei quali hanno urlato ‘sionisti, assassini’. Molti, comunque, in piazza si sono dissociati applaudendo il passaggio della Brigata Ebraica e scandendo slogan ‘pace, pace’.

Ampiamente prevista la contestazione a Letizia Moratti, presente con il padre, deportato a Dachau, ed altrettanto prevista la volontà di dialogo del candidato sindaco di Milano per la sinistra, Bruno Ferrante, uno che del significato di umana pietà di alcuni gesti ha capito tutto:

“Se diventerò sindaco non andrò, come ha fatto invece in questi anni Albertini, in visita ai caduti della Repubblica sociale. E’ giusto il rispetto umano per i morti, ma i valori ideali sono diversi. Nessun revisionismo storico.”

Spiacenti, questo 25 aprile non ci appartiene. Ad imperitura memoria, riportiamo le parole di un uomo che meglio di altri ha saputo comprendere il Novecento di questo paese:

“La Repubblica (…) si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva di essere, la lotta di un popolo in armi contro l’invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l’80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere di un partito a sua volta al servizio di una potenza straniera.” (…) “Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all’unità del Paese. L’Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d’altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza.”
Indro Montanelli

Prossima fermata, Primo Maggio.

UPDATE: per la serie “ma sono solo quattro stupidi, che volete che sia”:

”Da ebreo e israeliano, ieri, mi sono colmato di vergogna e di rabbia alla vista del barbaro comportamento dei ‘fascisti’ della sinistra estremista che hanno profanato la sacralità della festa della liberazione del 25 aprile, assieme alla memoria dei caduti della Brigata Ebraica in Italia, dando alle fiamme le bandiere dello Stato d’Israele nel corso del corteo di Milano. Come ogni anno, anche nel prossimo mese di maggio mi recherò, assieme alle famiglie, sulle tombe dei caduti della Brigata Ebraica che sacrificarono la propria vita per liberare l’Italia e che, da allora, sono sepolti nella sua terra, in Emilia Romagna. Sarebbe opportuno che l’Italia ufficiale, in quella occasione, chiedesse loro scusa, alla luce del comportamento teppistico di ieri a Milano. Indigna in maniera particolare il fatto che questi elementi hanno ritenuto opportuno bruciare le bandiere d’Israele proprio nel giorno in cui lo Stato ebraico commemorava la Shoah e onorava la memoria dei sei milioni di vittime sterminati dai nazisti. Queste persone, così come gli altri che negano la Shoah e invitano alla distruzione dello Stato d’Israele, sono un pericolo per il mondo democratico occidentale”.
Ehud Gol, ambasciatore di Israele in Italia

Restiamo in attesa della presa di posizione ufficiale del premier in pectore, se non è troppo impegnato a lanciare ponti verso Hamas, nel tentativo di ridare dignità alla politica estera italiana.