Tutto è bene…

Positiva e razionale conclusione della guerra tra Enel ed E.On per il controllo di Endesa. Ai tedeschi andranno 10 miliardi di euro di asset italiani e spagnoli oggi nella disponibilità diretta ed indiretta (per il tramite di Endesa) di Enel, che potrà così evitare vincoli antitrust successivi al closing dell’acquisizione della utility spagnola. Un gioco a somma maggiore di zero, quindi, dopo mesi di guerra di trincea che stava trasformandosi in una disastrosa guerra di carta bollata. Prosegue quindi l’internazionalizzazione e diversificazione di fonti di approvvigionamento di Enel, malgrado le ottusità della nostra sinistra ambientalista, che tempo addietro aveva pure tentato di impedire ad Enel di acquisire un impianto nucleare in Slovacchia. Ovviamente, il nostro premier ha già messo il cappello sul risultato spagnolo, fingendo di schermirsi. Contento lui, contenti tutti. Nel frattempo proseguono i mal di pancia della sinistra antiamericana, che proprio non riesce a capacitarsi della possibilità che un’azienda statunitense possa acquisire, per motivazioni puramente industriali, un’azienda italiana. E il tic cospirazionista riemerge irrefrenabile.

Leggete cosa sono riusciti a scrivere i somari de L’Unità:

E c’è da dire che, a vedere le varie inchieste su Tavaroli e gli spioni dentro la Telecom, non pare che finora la Telecom sia stata esente da pericoli per la sicurezza: legami con strani affari del Sismi di Marco Mancini e di altri servizi segreti esteri, con agenti di collegamento dei servizi francesi come Guatteri e ex agenti Cia come John Paul Spinelli e via di seguito.

Ma l’American Telephone and Telegraph Company – in sigla At&t – potrebbe fare un salto di qualità anche in questo senso. Il principale operatore americano delle tlc, ex monopolista, è stato infatti accusato soltanto nel febbraio dell’anno scorso di aver spiato in massa gli americani per conto della Nsa, la National Security Agency, agenzia di intelligence che si occupa specificamente di tutto il traffico interno satellitare e telefonico. Una mega intercettazione da oltre 300 terabyte, una massa di informazioni enorme se si fa mente locale sul fatto che un terabyte equivale alla memoria contenuta in 1.500 cd-rom.

Evidentemente, alla sinistra cospirazionista interessa soprattutto l’italianità del tesoretto di intercettazioni che possono sempre servire contro gli avversari politici, e che continuano a rappresentare parte non marginale del goodwill con cui Telecom ha finora cambiato mano, curiosamente sempre sotto l’amorevole cura delle merchant bank progressiste stanziate pro-tempore a di Palazzo Chigi: nel 1997, sotto la presidenza post-privatizzazione dell’ubiquo Guido Rossi, con la formazione del disastroso “nocciolino di controllo” targato Fiat; nel febbraio 1999, con la “razza padana” di Gnutti e Colaninno, officiante D’Alema; e a luglio 2001, con il coronamento di una trattativa iniziata parecchi mesi addietro, con l’arrivo di Tronchetti Provera.

Strano, no? Se il passaggio di proprietà è pilotato da lor signori non ci sono problemi. Se è il mercato a farlo, ecco stagliarsi minacciosa l’ombra della Cia. Diverrà mai adulta, questa sinistra così irrimediabilmente faccendiera?