Per l’ennesima ed ultima volta

L’autore di questo sito è da sempre lieto di poter collaborare con chi voglia promuovere in Italia una legislazione autenticamente liberale. Da tali premesse discende che occorre lavorare per mettere in rete tutte le realtà che si riconoscono in questo progetto. Pensiamo ad esempio ai Riformatori Liberali o al Centro Studi Liberali Sam Quilleri. E pensiamo anche a think tank quali l’Istituto Bruno Leoni, Epistemes e noiseFromAmerika. Occorre lavorare per una elaborazione politica e culturale che sia finalizzata alla produzione legislativa, e non a semplici azioni propagandistiche. L’Italia è un paese dove molti “liberali” vanno in crisi d’astinenza appena vengono privati del loro sussidio preferito. Per questo motivo l’elaborazione politica deve essere supportata da robuste fondamenta di teoria e politica economica: gli slogan difficilmente portano lontano, anche se spesso servono alle fortune personali di chi li crea.

Riguardo Decidere.net, anche dopo aver assistito all’incontro di Milano sul fisco, siamo e saremo lieti di dare suggerimenti tecnici che sono tuttavia anche politici, proprio per il motivo di cui sopra. Alcune incoerenze e contraddizioni dei cantieri li abbiamo già segnalati. Vale la pena elaborare ulteriormente. La flat tax è finora stata utilizzata quasi esclusivamente da paesi usciti dalla dittatura comunista, peraltro caratterizzati da livelli estremamente bassi di spesa pubblica e da amministrazioni fiscali materialmente incapaci di raccogliere le imposte. Dando ovviamente per acquisito che la riduzione della pressione fiscale stimola l’offerta ed il livello di attività economica, la via maestra da seguire deve essere, da subito e per cominciare, quella di eliminare sistematicamente tutti i loopholes che favoriscono elusione ed erosione fiscale, cioè restringimento di base imponibile. In questo modo, a parità di gettito, è possibile procedere a ridurre le aliquote fiscali nominali, stimolando l’attività. Ottenuto ciò, in un secondo momento, sarà possibile dedicarsi al taglio della spesa pubblica. Fin qui ci siete? Bene. Tra le forme legittime e lecite di erosione ed elusione fiscale figurano i crediti d’imposta. Essi vanno eliminati, e non moltiplicati, per iniziare a ridurre le aliquote nominali. Da tali premesse discende la conclusione che non si possono proporre contemporaneamente flat tax e crediti d’imposta su scuola e sanità (cantiere numero 4 di Decidere.net).

Riguardo i calcoli per finanziare una flat tax con aliquota del 20 per cento, Decidere.net li stima pari a 36 miliardi di euro annui per 5 anni. Tale stima è però statica e non dinamica, cioè non considera le reazioni degli agenti economici al taglio delle tasse in termini, ad esempio, di elasticità dell’offerta di lavoro, tecnologie di produzione, orizzonti temporali. Sembra criptico, ma è la chiave di volta su cui si regge la stima degli oneri da finanziare per poter tagliare le tasse. Secondo l’analisi di Mankiw e Weinzierl, negli Stati Uniti nel lungo periodo il 17 per cento di un taglio delle tasse sul lavoro viene recuperato attraverso maggiori livelli di attività, mentre un taglio d’imposta sul capitale si auto-finanzia per circa il 50 per cento. Si tratta di modelli, non delle Tavole della Legge, ma occorre stimare gli effetti di azioni di taglio d’imposta in termini di modellistica, e non limitarsi ad invocare la curva di Laffer.

Per farla ancora più semplice rileviamo che, tra le fonti di finanziamento del taglio dell’imposta personale sui redditi, Capezzone mette l’abolizione dei trasferimenti alle imprese, sia correnti che in conto capitale. Ma da quando finanziamo tagli alle imposte sul reddito personale con tagli dei trasferimenti alle imprese? Questi ultimi servono, correttamente, a ridurre l’Ires, cioè l’imposta sulle società, e l’Irap. Per inciso, segnaliamo che il governo sembra aver avviato questa compensazione col progetto di Finanziaria 2008. In ogni caso, a Capezzone consigliamo di non mischiare pere e mele: il risultato sarebbe piuttosto indigesto.

Tra le altre forme di copertura individuate da Decidere.net per finanziare la riduzione di spesa pubblica, il blocco del turnover nella pubblica amministrazione (ammesso e non concesso che qualcuno possa mai realmente applicarlo) è una misura disfunzionale, perché tende ad innalzare l’età media dei pubblici dipendenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di minore adattabilità al cambiamento e alla formazione da parte di lavoratori anziani. Peraltro, ai più tende a sfuggire che le consulenze esterne spesso sono necessarie proprio per l’assenza di personale specializzato nell’ambito della pubblica amministrazione. E’ quanto meno incoerente condannare la P.A. all’invecchiamento anagrafico ed all’obsolescenza professionale col blocco del turnover per poi invocare la eliminazione di quelle consulenze esterne che molto spesso servono proprio a colmare quella obsolescenza. Riguardo la risoluzione dei rapporti d’impiego precario nella P.A., speriamo di aver capito male: si vorrebbe forse far pagare il costo dell’aggiustamento a persone già formalmente prive di tutele, mediamente più giovani degli assunti con contratto a tempo indeterminato? Provate a riflettere sul tipo di pubblica amministrazione che ci ritroveremmo al termine di interventi di questo tipo. Potremmo proseguire, ma riteniamo che il messaggio sia stato trasmesso.

Dopo aver premesso che siamo lieti che Capezzone, dopo un anno di legislatura, abbia preso coscienza di aver contribuito a portare al governo del paese la più arcaica sinistra del mondo occidentale (una piccola autocritica sarebbe gradita), ribadiamo che dobbiamo sforzarci di lavorare tutti insieme per produrre leggi liberali, e non slogan. Il mondo non è mai bianco o nero, esistono anche innumerevoli sfumature di grigio. Lo ricordiamo soprattutto al piccolo pasdaran decisionista che ci ha ultimativamente chiesto di rispondere con un si o un no secco all’idea della flat tax. Chi ha tempo e voglia di leggersi una critica rothbardiana (cioè libertaria) al concetto di imposta piatta, può farlo qui. Considerazione finale, che è economica e politica: cominciamo dalla semplificazione fiscale, il resto seguirà.

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