Una mano lava l’altra

Oggi giornata di proclami del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che, incontrando Roberto Colaninno (capo in pectore della Nuova Alitalia), ha scoperto nuove forme di declinazione del concetto di “economia sociale di mercato” a lui tanto caro. “Colaninno mi ha garantito che Fiumicino non sarà ridimensionato, ma rilanciato”, proclama soddisfatto Alemanno nel lancio Ansa delle 12.53. Nei minuti successivi scopriamo anche perché. Alle 14.10 Alemanno ha finalmente realizzato dove sta il patriottismo della CAI: “Chi tifa ancora per la svendita di Alitalia o per Air France non ha capito che solo una cordata italiana totalmente privata può dare garanzie di responsabilità sociale, cosa che nessuna società esterna può fare in maniera altrettanto forte”.

Alemanno, sempre più estasiato, prosegue: “Io credo in questo progetto, e sono convinto che la cordata italiana sia incredibilmente superiore alla vendita ad Air France”. Esattamente due minuti dopo giunge l’Ansa che ci informa in cosa consiste questa incredibile superiorità. Parla sempre Alemanno: “Ho già incontrato gli azionisti di riferimento del gruppo Aeroporti di Roma, che ruota intorno a Benetton e che presenteranno a febbraio il nuovo piano non solo di ampliamento ma totale ricostruzione dell’Aeroporto di Fiumicino, che sarà raddoppiato.”

Ecco compiuta una perfetta operazione di integrazione verticale, ottenuta attraverso il duplice ruolo dei Benetton (azionisti di peso di CAI ed azionisti di riferimento di ADR). Abbiamo creato un sistema-paese che ruota intorno alle figure di concessionari pubblici che assumono anche il ruolo di salvatori della Patria. Naturalmente il conto di questa partita di giro lo pagheranno i contribuenti italiani e gli utenti della nuova Alitalia, ma certamente si tratta di dettagli trascurabili rispetto all’evento epocale rappresentato dalla definitiva uscita dal perimetro pubblico di una delle principali idrovore di denaro dei contribuenti. Almeno questa è la tesi del ministro dell’Economia. Se non è più tempo di mercatismo, e qualche acuto osservatore riesce a leggere il salvataggio dei centauri Fannie Mae e Freddie Mac come “la giornata nera del liberismo” (che non ci azzecca nulla, ma fa tanto trendy), possiamo annunciare che, dopo quello renano, è nato il modello di capitalismo italiano: quello dei concessionari pubblici a socialità (e redditività) garantita. Il costo pubblico della nuova Alitalia non sarà più immediatamente visualizzabile nel deficit di bilancio di un vettore ora privato, bensì nella perdita di benessere per la collettività derivante dal circuito chiuso di tariffe dei concessionari pubblici stabilite in modo talmente confortevole da contenere anche tutti gli “oneri di socialità” che i politici vorranno soddisfare. E’ semplicemente geniale, altro che la partecipazione in Alitalia della Regione Lazio, richiesta da quel sempliciotto di Marrazzo!

Nel frattempo, Air France si dice disposta ad entrare con una quota di minoranza in Alitalia, “purché l’impresa sia redditizia”, affermazione che sembra suggerire che Spinetta sia stato sostituito da Catalano, ma tanto basta ad ampia parte della stampa italiana per iniziare a salivare.

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