Perché mi guardi e non fai credito? – 2

Anche protestati – Mercoledì la Federal Deposit Insurance Corporation, l’agenzia federale che assicura i depositanti, ha ammesso GE Capital (il braccio finanziario di General Electric) al Temporary Liquidity Guarantee Program. La FDIC garantirà quindi tutto il debito emesso da GE Capital a partire da oggi e fino al prossimo 30 giugno. Le banche godevano già di questa facility. Questa iniziativa risponde alla nuova strategia d’intervento pubblico a sostegno delle istituzioni finanziarie e creditizie: il supporto del credito al consumo, ormai prossimo al punto di congelamento per impossibilità manifesta a raccogliere fondi. Da notare che GE Capital è anche il principale erogatore di “debtor-in-possession loans“, cioè le linee di credito concesse a imprese che stanno riorganizzandosi in regime di amministrazione controllata (Chapter 11). Propedeutico al salvataggio di General Motors?

Fate i buoni, se potete – La FDIC continua a dare prova di grande creatività, e stabilisce che la garanzia federale sui depositi (fino ad un massimo di 250.000 dollari) si estende anche alle cosiddette value-stored cards, cioè alle carte prepagate ed ai buoni-regalo. Interessante la motivazione del provvedimento: i fondi con i quali si carica la carta prepagata sono fondi “depositati”, nella misura in cui vengono posti presso una istituzione depositaria assicurata. Proprietà transitiva. Con questa estensione di copertura assicurativa, i consumatori potranno serenamente acquistare gift-card per la imminente Christmas Season, senza timore che il dissesto del rivenditore emittente li faccia sparire nelle more delle procedure di amministrazione straordinaria o di liquidazione.

Niente tossici, solo inquinanti – In questi giorni sta venendo rispolverata una proposta dell’ex governatore della Fed, Alan Blinder, che prevede una sorta di rottamazione delle auto più vecchie ed inquinanti. Il piano di Blinder prevede che il Tesoro riacquisti queste auto ad un prezzo superiore rispetto a quello dei listini dell’usato (Blinder proponeva il 20 per cento), con eventuali maggiorazioni di premio per i veicoli più inquinanti. Ai venditori verrebbe imposto un tetto di reddito (posto indicativamente a 60.000 dollari annui per famiglia). La misura avrebbe il triplice merito di generare uno stimolo economico, ridurre l’inquinamento e la diseguaglianza di reddito, iniettando potere d’acquisto nei portafogli dei cittadini a minore reddito. Di fatto, si tratta dello stesso meccanismo in origine previsto per il defunto TARP: il riacquisto di cartolarizzazioni tossiche a prezzi superiori al valore corrente di bilancio, solo applicato alle auto inquinanti e non a Wall Street.

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