Dum Romae Consulitur

All’ultimo convegno Forex il governatore della Banca d’Italia, armato di indicatori, buonsenso e di sensori (funzionanti) sul territorio, ha preconizzato che l’occupazione è destinata a subire un forte peggioramento nei prossimi mesi. Questa è anche l’intuizione che deriva dalla teoria economica, poiché l’occupazione è un lagging indicator della congiuntura, cioè si muove in ritardo rispetto ai livelli di attività economica, nel bene e nel male. Non servono necessariamente modelli econometrici né la lettura dei tarocchi, sicché era verosimile e razionale che il ministro dell’Economia potesse trovare questa previsione più fondata di altre. La risposta c’è stata, in effetti, dal salotto buono dell’Aspen, ma è stata una risposta involontariamente (si spera) lugubre: “abbiamo fatto tutto il possibile”. Una frase a cui, di solito ne segue altra di questo tenore: “ma non c’è stato nulla da fare, mi dispiace”. Sotto l’abituale e fallace mantra tremontiano (noi questa crisi “l’avevamo vista arrivare”), non c’è molto altro.

Draghi ha chiesto, molto opportunamente, di cogliere l’opportunità di questa crisi per riforme profonde e strutturali, soprattutto del mercato del lavoro. Ma il governo sembra soddisfatto di governare al margine, al più sparando ogni tanto qualche decreto-legge sull’ordine pubblico, che serve sempre per l’effetto scenico, anche se è solo la certificazione di un’impotenza che stranamente continua a sfuggire a molti cittadini. Noi, da “antidemocratici” convinti, vorremmo tanto avere un “governo del Governatore” (di questo governatore, nella fattispecie), ma ci rendiamo conto di quanto naif sia questa posizione.

Meglio ripiegare sui piccoli e grandi lavacri di democrazia, quindi, quelli dove i nostri ottimati (o presunti tali), organizzati in partiti, dibattono appassionatamente sul nulla. Come nel caso dell’assemblea nazionale del Pd (che sta per Partito Dissolto), ieri a Roma. Ennesimo psicodramma di una sinistra (si fa per dire) che ormai continua a finire contro muri di realtà di cemento armato con una frequenza che ricorda quella del povero coyote avversario di Road Runner. Incoronato segretario il buon Ciuffolino Franceschini, uomo che scalda i cuori e che sarebbe piaciuto a Fortebraccio («Si fermò una macchina, si aprì la portiera, non scese nessuno. Era Franceschini». Qui il copyright, ma era facile). Ha colpito ieri ascoltare le aspre critiche della nomenklatura piddina contro le primarie, passate in poco meno di due anni da strumento di riscatto del popolo offeso a demoniaco utensile plebiscitario. Sic transit gloria mundi. Alzate il ponte levatoio.

Oggi consueta messa di Io Padre Fondatore. Cantata in gloria di Uòlter, e questo (visto il track record di Scalfari come king maker) più che il bacio della morte è quello del post-mortem, aldilà del titolo francamente esilarante scelto per l’editoriale. We’re in denial, guys. Veltroni, per Scalfari, avrebbe sbagliato solo nel tentativo di tenere insieme il bizzarro patchwork da sinistra democristiana tra “laici e cattolici” (e che palle, signori miei), ma Io Padre dimentica che quello e solo quello era il progetto della fusione fredda chiamata Partito Democratico, e nessuno meglio del signor “Ma anche” poteva tentare di realizzarlo. La logica regna sovrana in queste contrade, si direbbe.

Il premier gongola, per questi stucchevoli psicodrammi. Ne ho battuti otto, incluso Soru, e con questo fantasma saranno nove, disse Silvio, in diretta dalla finale di Coppa Intercontinentale, ribattezzata per l’occasione Coppa Incontinentale. Come si fa a entrare nella Storia con la maiuscola? Si cerca di durare il più a lungo possibile o si fanno riforme vere? Ah, saperlo. Il Cav. ha scelto la prima opzione, e lo ricorda ad ognuno dei suoi interlocutori nei consessi internazionali. Di questo passo finirà col somigliare a quelle vecchine che, con malcelato compiacimento, ti enumerano la teoria di quanti hanno accompagnato al camposanto. “Sapesse, qui dove è seduto lei c’era Blair, povero figliolo, che dio l’abbia in gloria”. Meanwhile il paese scivola lungo il suo bel piano inclinato, ma a molti sembra Mirabilandia. Ne usciremo meglio di altri. Ma anche no. Non sottovalutate la potenza di Playstation. E neppure quella di Casini.

Evento minore di ieri, oltre al Festival di Sanremo (una delle motivazioni più stringenti per farci desiderare di cambiare passaporto), il Congresso del Partito Liberale. Chi ha avuto la ventura di seguire le votazioni via streaming, fino a mezzanotte, ha goduto uno spettacolo davvero indimenticabile. Alla fine, ha vinto (anzi no, trionfato) il “Leone” De Luca. Sventato il “complotto” berlusconiano (naturalmente per quanti hanno ad esso creduto, mentre ammiravano un Ufo atterrare nel parcheggio condominiale). Il gatto impagliato è salvo, potrà tornare a riposare in cantina. Al più solo un piccolo restyling al felino, che ora avrà pelo fulvo e irsuto, occhi sbarrati e bocca spalancata. Così lo ritroveranno gli archeologi, tra un paio di secoli. Assieme al resto del paese, s’intende. Da Pompei con amore.

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