Chiamatela partnership

Chi ha detto che i pasti gratis non esistono?

Per invogliare investitori privati come hedge funds e società di private equity a partecipare, la FDIC fornirà prestiti non-recourse (cioè prestiti che sono garantiti solo dal valore dell’attivo ipotecario con essi acquistato), fino all’85 per cento del valore del portafoglio degli attivi problematici. Il restante 15 per cento verrà da governo e investitori privati. Il Tesoro fornirebbe fino all’80 per cento (di questo 15 per cento, ndPh.), mentre gli investitori privati metterebbero fino al 20 per cento. Gli investitori privati, quindi, contribuirebbero non oltre il 3 per cento al totale dei mezzi finanziari (del veicolo che acquisterà gli attivi tossici, ndPh.), ed il governo fino al 97 per cento.

Che tradotto vuol dire: il governo presterà a tasso agevolato ai privati per indurli ad acquistare titoli tossici a prezzo gonfiato, quello al quale sono iscritti a bilancio delle banche (in caso contrario la vendita semplicemente non avverrebbe); i privati, muniti di questa leva agevolata, tenteranno di guadagnare sapendo che, se le cose dovessero andare male (cioè se il titolo sottostante si rivelasse carta straccia), potranno sempre dichiarare default sul prestito ottenuto, e il creditore-Tesoro non potrà fare altro che reimpossessarsi della cartolarizzazione ricevuta a garanzia del prestito, senza poter aggredire l’interezza del loro patrimonio per rivalersi. I contribuenti pagheranno il conto finale, e sarà salatissimo. La chiamavano partnership pubblico-privato.

Update: su Naked Capitalism un mirabile esempio di come i PPIF (Public-Private Investment Fund) siano in realtà una forma di trasferimento delle perdite dalle banche ai contribuenti, con un profitto d’intermediazione per i privati che parteciperanno all’operazione. Forza Timmy.

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