La nuova moneta di riserva internazionale

Contrordine, Timmy: la Cina non è più un manipolatore della propria valuta. Parola del Tesoro americano. Di questi tempi, meglio non correre rischi. Nel frattempo, si sta facendo strada l’ipotesi che gli astutissimi cinesi starebbero impiegando parte dei 1900 miliardi di dollari di riserve valutarie per acquisire metalli e materie prime, soprattutto quelli impiegabili nella manifattura “verde” (auto ibride, convertitori catalitici, vetro, pannelli solari). L’andamento del prezzo del rame nelle ultime settimane sul London Metal Exchange ha svoltato bruscamente al rialzo, anche per chiudere il gap di arbitraggio rispetto alle quotazioni sulla borsa merci di Shanghai, molto più elevate.

L’incetta di commodities, oltre che da esigenze di sviluppo delle infrastrutture e della manifattura, avrebbe come motivazioni razionali anche i timori per la progressiva svalutazione delle valute, causata dalla crescente monetizzazione adottata dalle banche centrali. Ancora una volta, la Cina spariglia le carte e costringe l’Occidente ad inseguire sul terreno delle nuove regole del gioco. Si conferma ad abundantiam quanto fallace fosse l’idea di “controllare”  e gestire secondo gradualità l’entrata di Pechino nel sistema del commercio internazionale. Quelle sono tesi che al massimo vanno bene per qualche pretenzioso pamphlet di stampo ottocentesco, e dalla diffusione nulla al di fuori di alcuni salotti di provincia.