Torna l’avanzo di balera

Sul Corriere, godibilissima intervista di Aldo Cazzullo a Gianni De Michelis, neoconsigliere del ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Dopo molti anni, l’intellighenzia socialista veneziana si ritrova a ruoli invertiti in un ministero. De Michelis (che ricordiamo come un ministro degli Esteri piuttosto brillante) percepirà soli quarantamila euro lordi annui, una miseria, per usare le sue parole. Non cadremo nella trappoletta neoqualunquistica di chiedere conto a Brunetta di questa “consulenza”, proprio mentre è in corso la rivoluzione contro gli sprechi della P.A., una delle casematte di quella “élite di merda” che Brunetta sta bombardando senza pietà.

Noi da sempre pensiamo che azzerare le consulenze nella P.A. sia una sciocchezza, visto che il settore pubblico non dispone di tutte le competenze necessarie per gestire le problematiche di una società a complessità crescente, e non solo sui derivati finanziari. E comunque De Michelis sarà consigliere politico, per quelli c’è sempre una deroga. L’intervista, si diceva: interessante e sincera.

L’essenza del discorso è che la Prima Repubblica non è mai morta, altro che “rivoluzione violenta” di Mani Pulite. Il defunto Psi si è reincarnato nel Pdl, con guarnizioni e finiture di alcuni dorotei, mentre la testa più o meno pensante della Dc, i basisti della sinistra (con una spruzzata di esperti di liane quali Ciccio Rutelli),  ha generato il Partito Democratico. Una bella verniciata di coppale e si riparte, talk show inclusi. Ecco il ritratto di famiglia socialista in un interno pidiellino, by De Michelis:

«Agli Esteri c’è Frattini, cresciuto alla corte del no­stro ‘grand-commis’ Nino Freni e portato da Martelli. Poi c’è la Boni­ver, che capisce la politica estera. A Palazzo Chigi c’è Bonaiuti, un amico: lui era proprio demichelisiano. Capo dei deputati è Cicchitto, che ha una finissima cultura marxista; certo più di Bersani, che qualunque cosa dica dà sempre l’impressione di averla ap­presa dal bignamino. Alla Cgil c’è Epi­fani, che nel Psi è sempre stato alla mia destra, prima demartiniano poi craxiano. All’Economia c’è Tremonti, cresciuto con Reviglio e Formica. Fu Sacconi a farmelo conoscere, nell’85: mi parlò della ‘lex mercatorum’, e io che ho studiato chimica rimasi im­pressionato. Ma i miei figli sono ap­punto Sacconi e Brunetta»

Per De Michelis, bon vivant dei ruggenti anni Ottanta (suo il prezioso volume “Dove andiamo a ballare questa sera?“, prefato da un altro ex deputato socialista, Virginio Scotti detto Gerry), Brunetta fa bene ad essere il watchdog di Berlusconi, per impedire un nuovo 1992:

«Eppure Mani Pulite si poteva chiude­re in due mesi: noi socialisti avevamo Palazzo Chigi, la Giustizia, la Difesa, vale a dire i servizi e i carabinieri. Do­vevamo fare subito il decreto per de­penalizzare il finanziamento illecito. Invece ci dividemmo: Martelli tentò di fregare me e Bettino, Amato badò a salvare la ghirba. Con un cane da guardia come Brunetta, Berlusconi non finirà così»

Lo pensiamo anche noi, vista anche la corposa produzione legislativa in diritto penale commerciale degli ultimi anni. Ma De Michelis esprime anche una valutazione di buon senso: questo governo non sarà giudicato dalla durata, “ma da come il paese uscirà dalla crisi”. Anche se l’ex ministro degli Esteri ritiene che la complessità e la gravità della situazione richiederebbero una grande coalizione.

A volte ritornano. In Italia, sempre.

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