Per la Terza Repubblica in fondo al baratro, al centro

La sempre più probabile uscita di Francesco Rutelli ed altri esponenti cosiddetti “cattolici” (qualunque cosa ciò significhi, nella politica italiana) dal Partito democratico, in riaggregazione verso un centro democristiano presidiato da Pierferdinando Casini, apre ufficialmente la pars destruens del processo di ennesima ricomposizione del sistema partitico italiano, quella della disarticolazione. Restiamo tuttavia immersi in un più generale processo di decomposizione del sistema politico, ormai prossimo ad essere travolto dalla crisi fiscale del paese.

Il Pd tornerà lentamente ma inesorabilmente a vestire i panni dei diesse, ed il neo-segretario Pierluigi Bersani potrà tentare di recuperare il gruppo dei rutelliani-teodem adottando la strategia dalemiana di una sinistra che guarda al centro, mentre tenta di egemonizzarlo. Anche l’altra tribù del partitismo italiano, il Pdl, è in piena fibrillazione per l’ennesimo caso-Tremonti. Anche in questo caso, e a prescindere dalla eventuale “ricomposizione” del problema contingente, l’esito ultimo sarà la dissoluzione del “partito del predellino” ed una serie di riaggregazioni più o meno centriste, con la Lega a tentare la politica dei due forni. Fantapolitica? Scenario comunque prematuro? Forse, ma la crisi economica del paese fungerà da acceleratore del processo di disfacimento del sistema politico, i cui segni sono ampiamente riconoscibili. Esponiamoci comunque al rischio della divinazione: se saremo particolarmente fortunati sarà solo un divertissement. In attesa della ineludibile resa dei conti, quelli economici.

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