Cosa ci attende ora

Euro-crisi sempre più grave. Grazie alla demenziale cacofonia del governo tedesco, all’assenza di organismi di coordinamento comunitari degni di questo nome, alla possibilità per la Grecia di frodare Eurostat per anni sui propri conti, siamo all’ultimo atto. La situazione è in avvitamento, i mercati non credono alla possibilità che la Grecia riesca a tornare solvibile, e si volgono agli anelli deboli della catena: Portogallo e Spagna. Effettivamente, è piuttosto improbabile attuare una correzione del 13 per cento (stima per difetto) di Pil in tre anni, quando si ha contro l’opposizione parlamentare, oltre alla popolazione. Il contagio è in atto. E quindi?

I nostri due centesimi (che sono quelli che ci resteranno in tasca, se non riusciremo a domare questo mostro) li puntiamo sull’ipotesi di un crescente coinvolgimento della Banca centrale europea, fino alle estreme conseguenze: la monetizzazione del debito pubblico di alcuni paesi europei, con modalità da definire. Un easing quantitativo in piena regola, analogo a quello attuato da Fed, Bank of England e Bank of Japan. Jean-Claude Trichet ed i suoi colleghi hanno ormai dimostrato di essere realisti e pragmatici (o disperati, che poi nel caso specifico è la stessa cosa), di fronte alla gravità senza precedenti di questa crisi. Questo non è necessariamente un elogio o il riconoscimento che si stanno facendo le scelte migliori per il lungo periodo; è solo la constatazione che la Bce finirà, per l’ennesima volta, per svolgere un ruolo di supplenza della politica. Quella politica e quella “visione” che nell’Unione mancano da sempre.

Certo, se lo scenario diventasse quello appena descritto, i mitologici “professori” tedeschi vinceranno facilmente ogni ricorso costituzionale, ed una mattina potremmo svegliarci scoprendo che la Germania esce unilateralmente dall’euro. Ma affrontiamo un incubo alla volta.

Update: Paul Krugman invita Bce ed autorità greche a “pensare l’impensabile”, a considerare cioè l’uscita dall’euro.

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