Aspettando la palingenesi

Mentre il mondo attende con ansia l’esito del weekend di paura della Ue, sull’italico Titanic c’è grande concitazione. Le tribù spartitocratiche si studiano, e soprattutto scrutano all’orizzonte l’approssimarsi di nubi gonfie di una doppia tempesta. Una tempesta economico-finanziaria ed una giudiziaria. La prima, è noto, è legata alla straordinaria fragilità del nostro paese. Un importo terrificante di titoli di stato da rinnovare in questo 2010, mentre l’Area Euro scricchiola sinistramente ed il contagio è arrivato a lambirci con un aumento del differenziale tra i nostri Btp ed il Bund tedesco.

Abbiamo un “basso” rapporto deficit-Pil, lo trovate scritto anche sui muri. Quello che non vi hanno detto è che, se il costo del debito italiano continuerà a salire come fatto negli ultimi giorni, quel rapporto salterà e dovremo pensare a manovre ben più pesanti di quella, quasi fisiologica, che il ministro dell’Economia ha messo in pista per il prossimo biennio, nella Relazione Unificata di Economia e Finanza pubblica. Che accadrà al nostro paese se l’Ue non riuscirà a contenere l’infezione greca? Non è una domanda priva di basi fattuali, malgrado tutti nella maggioranza facciano a gara per esorcizzarla.

Poi c’è l’altra minaccia al sistema-Italia, le inchieste per corruzione. E’ innegabilmente vero che la minaccia europea riguarda la collettività nazionale, mentre quella giudiziaria riguarda una casta di cleptocrati che da lustri impoveriscono i cittadini italiani con le loro malversazioni. Quest’ultima minaccia è del tutto trasversale agli schieramenti, come ben documentato da Alessandro De Angelis su il Riformista. Cui prodest, a chi giova? Sembra essere questo il pensiero unico che ossessiona governo ed opposizione al crescere di un altro tipo di contagio, quello delle inchieste giudiziarie che gemmano dalla “cricca” del Gentiluomo di Sua Santità, Angelo Balducci, e del suo sodale Diego Anemone. Un contagio che, scrive De Angelis, potrebbe aver toccato anche Antonio Di Pietro, ai tempi della sua esperienza ministeriale.

Presto il paese potrebbe essere alle prese con due emergenze, frutto della colpa e del dolo umani. Saranno gestite dall’attuale governo, magari usando gli stessi artifici retorici dell’ultimo biennio, tipo “la crisi è soprattutto psicologica” (ma Tremonti non ha mai detto questo, a suo merito), “la corruzione non è endemica ma riguarda casi isolati”, oppure che “c’è un complotto dei poteri forti, anche stranieri, e della magistratura deviata e politicizzata contro il governo del fare” (chiacchiere)? E se dovesse grandinare, la classe politica si unirà a coorte, con un governo di Grosse Koalition de noantri o farà un bel passo indietro, come a inizio anni Novanta, sotto i colpi di mortaio di Tangentopoli e di una crisi sistemica assai meno grave dell’attuale? Scene come quella che vedete qui sotto ci ricordano che tutti sono ricattabili (e ricattati) da tutti, e che le connivenze di oggi si trasformano in sputtanamenti domani, se non è possibile ricomporre “privatamente” quelle che agli elettori vengono presentate come grandi divergenze ideali, ma che tali ovviamente non sono.

Tra poco, molto poco, avremo risposte alle nostre domande. Per ora, l’unico dato eclatante è la puerilità delle posizioni espresse dai piccoli evangelizzatori, una specie che infesta soprattutto la blogosfera italiana. Una specie impegnata a difendere le ragioni dei gran visir del proprio schieramento, e che rifiuta testardamente (a volte per ragioni nobilmente naif, altre a motivo di difesa della propria fonte di reddito) di realizzare che è il sistema ad essere rotto, senza eccezioni di schieramento ma con eccezioni individuali (e per ciò stesso regolarmente emarginate dal mainstream), legate all’operare di una cosa chiamata coscienza. Aspettando la palingenesi.

Update: eccolo là.

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