Dalla monnezza ad Alitalia, volo diretto

I nodi, lentamente ma inesorabilmente, vengono al pettine. I miracoli di questo governo si rivelano per quello che sono: cerone ed illusionismo. E’ di oggi, sempre per il tramite dell’ennesimo “ultimo libro” di Bruno Vespa (più che un uomo, l’albo pretorio della palude italiana) il ballon d’essai lanciato da Roberto Colaninno per il tramite del suo a.d., Rocco Sabelli: è meglio se Alitalia finisce tra le braccia di Air France. Non è una notizia, lo sapevamo già tre anni e tre miliardi di euro fa.

Alla domanda di Vespa se nel 2013, quando gli azionisti saranno liberi di vendere a chiunque le loro quote, Air France avrebbe assunto il controllo di Alitalia, Sabelli ha risposto:

La mia opinione personale, che trasformerò in una raccomandazione agli azionisti, è di costruire un merger tra le due compagnie per confluire in un aggregato più grande. L’azionariato che controlla Air France è per il 14% in mano al governo francese e per il 12% in mano al personale. Non è detto che i nostri soci non possano avere una partecipazione sull’aggregato, se non superiore a quella del primo azionista, almeno del secondo, in modo da mantenere a un livello rilevante il peso della proprietà italiana

Ma sì, certo, Alitalia è un tale colosso che qualsiasi concambio vedrà necessariamente l’azionariato italico tra le primissime posizioni nel libro-soci, giusto? Dopo aver lanciato il sasso-Sabelli, Colaninno nasconde la mano e si premura di comunicare la propria dissociazione. In seguito sarà lo stesso Sabelli a precisare di aver semplicemente voluto rivolgere una “raccomandazione” agli azionisti, legata a “processi di consolidamento che interessano l’intera industria del trasporto aereo a livello mondiale”. Puntuali, sono piovuti i lanci d’agenzia, dal premier al sindaco di Roma, ad Epifani, a politici di entrambi gli schieramenti. E neppure questa è una notizia.

L’ultima non-notizia di oggi è che la traiettoria di Alitalia è segnata da anni. E’ stata rimpicciolita, le è stato consegnato un monopolio molto redditizio (almeno fino all’entrata in gioco dell’alta velocità ferrroviaria), ma malgrado ciò è rimasta un piccolo vettore regionale, dalla redditività fantasmatica. Ora, i patrioti-azionisti si stanno innervosendo, evidentemente non hanno finora raccolto quello che si attendevano in termini di benefici “indiretti” dalla partecipazione alla cordata Alitalia, e guardano nervosamente il calendario, in attesa del “liberi tutti”. Ci saremmo agevolmente risparmiati questa manfrina se Alitalia fosse stata consegnata da subito ad Air France. Ammesso e non concesso di riuscire a vincere le barricate sindacali, s’intende. A parte queste ruminazioni consunte, per le quali chiediamo scusa ai lettori, quello che preoccupa è soprattutto il futuro: che accadrà nel 2013 ai contribuenti italiani?

Questa sera, intervistato da Sarah Varetto a SkyTg24 Economia, Renato Brunetta ha detto che è stato giusto mantenere Alitalia in mani italiane, perché si tratta pur sempre della compagnia di bandiera, che diamine. Date queste premesse, ci apprestiamo quindi a vedere l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Alitalia mentre cerchiamo disperatamente il fratello gemello di Brunetta, quello che due anni addietro suggeriva che Alitalia, a differenza di Berlusconi, è fallibile.

  • Per la serie “poi non dite che non ve l’avevamo detto”, tutta l’Alitalia-story su Phastidio.

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