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E la montagna di debito partorì un topolino di crescita

Pare che il Fondo Monetario Internazionale non sia entusiasta dell’ultimo stimolo obamian-repubblicano, così lafferian-bushiano:

«Sebbene alcune misure mirate attuate negli Stati Uniti siano giustificabili in questa congiuntura, dati gli ancora deboli mercati immobiliare e del lavoro, lo stimolo recentemente implementato è atteso produrre solo un relativamente piccolo dividendo in termini di crescita (data la dimensione dello stimolo), con un considerevole costo fiscale. Il deficit fiscale statunitense è ora previsto al 10¾ per cento nel 2011 (più che doppio rispetto a quello dell’area euro), ed il debito governativo lordo è previsto eccedere il 110 per cento del Pil nel 2016. L’assenza di una credibile strategia fiscale di medio termine rischia di condurre al rialzo i tassi d’interesse americani, circostanza che potrebbe rivelarsi dirompente per i mercati finanziari globali e per l’economia mondiale»

Saremo pessimisti, ma pensiamo che per i prossimi anni sia realistico immaginare scenari macroeconomici basandosi sulla costante della dissipatezza fiscale americana. E non per esclusiva responsabilità di Obama.

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