Troncare e sopire

“Mancanza di precedenti giurisprudenziali” in materia, “difficoltà” di individuare un “nesso di causalità giuridica” tra i costi sostenuti e le condotte degli amministratori, “incertezza” sull'”esatta identificazione” dei danni risarcibili. E quindi “incertezza del risultato” a cui si aggiungono “possibili riflessi negativi”, sia “economici” che “reputazionali”, che Telecom
”avrebbe potuto subire a fronte della prolungata attenzione mediatica su fatti del suo passato”.

Sono queste le considerazioni, secondo quanto riportato nell’informativa sul rapporto Deloitte contenuta nella relazione sulla corporate governance di Telecom Italia, che hanno spinto il Cda a non mettere al voto della prossima assemblea del gruppo telefonico un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori in carica quando si sono verificati alcuni scandali (dossier illegali, caso Telecom Italia Sparkle, sim false) che hanno coinvolto il gruppo telefonico.

Il rapporto Deloitte era stato portato a conoscenza del cda di Telecom lo scorso 16 dicembre. La decisione di non mettere all’ordine del giorno dell’assemblea un’azione di responsabilità aveva raccolto la “totale contrarietà” del solo consigliere indipendente Luigi Zingales.

Ecco qualcosa su cui meditare: se episodi gravissimi come quelli relativi al dossieraggio, a false fatturazioni Iva ed alla creazione di 5 milioni di sim card fantasma con la consapevolezza (per usare un eufemismo) della catena di comando non appaiono sufficienti per promuovere un’azione di responsabilità, cosa servirebbe al  Cda per darsi una mossa? Certo, c’è il danno da “prolungata esposizione mediatica” sul passato della società, un passato che evidentemente fa molta fatica a passare, ma a Telecom Italia hanno per caso provato a quantificare il danno reputazionale di più lungo periodo che resta attaccato alla società? Se si, e se la risposta poggia sulla fiducia nell’oblio da parte del mercato (o magari in qualche mega evento “ricostruttivo” con i soliti sedicenti guru della blogosfera, pronti a postare e a giurare che “ora la società è cambiata”, e pazienza se alcuni soggetti sono in perfetta continuità col passato), dovremo dare una ripassata alla leggenda metropolitana secondo la quale in un regime di presunto mercato la sanzione per condotte scorrette arriva comunque.

Tanto, un opinion maker di specchiata fede liberal-liberista che vada al Tg1 parlando di “perfetto tempismo di magistratura e poteri forti” lo si recupera sempre.

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