Tassare, redistribuire, avvizzire

Parlando alla presentazione di un saggio sulle opere di John Maynard Keynes, l’ottimo Pierferdinando Casini ha deciso di fare il verso alla Cgil, lanciando l’originalissima proposta di una “tassa di solidarietà” a carico dei contribuenti più agiati.

Dopo aver criticato i tagli lineari di Tremonti (che però negli ultimi giorni hanno perso la loro linearità, almeno riguardo il FUS), Casini ha stigmatizzato il fatto che il ministro dell’Economia non ha “un disegno né il coraggio di scelte impopolari”. E già questo è falso: voi come definireste l’avallo ad alzare l’accisa sui carburanti in un momento in cui il prezzo degli stessi è ai massimi storici? “Nessuno gli chiede di spendere di più, ma di tagliare gli sprechi”, ha detto Casini, esibendosi nel mantra che tutta la nostra classe digerente, dalla Marcegaglia a Montezemolo, reitera quotidanamente da anni, sempre e rigorosamente riguardo la spesa pubblica altrui.

Evidentemente, ragiona Casini, dando per persi i tagli degli “sprechi”, ci resta solo il sistematico aumento della pressione fiscale. E fin qui, parliamo di un non-evento che legittimerebbe l’aborto di questo post. Se non fosse che Casini fornisce la sua personalissima definizione di base imponibile per questa patrimoniale:

«È possibile continuare ad escludere una tassazione sulle rendite finanziarie, esclusi i Bot in mano alle famiglie, oppure è possibile chiamare i più ricchi a una sorta di maggiore solidarietà?»

Ma si, riserviamo un trattamento fiscalmente agevolato al finanziamento del deficit pubblico, che notoriamente è assai produttivo, e andiamo a tassare gli attivi mobiliari del settore privato. Come non averci pensato prima? Quindi, lasciamo tranquille tutte le “famiglie” che possiedono alcuni milioni di euro in titoli di stato, giusto?

Nel corso dello stesso evento, menzione d’onore per questa chicca del segretario del Pd, Pierluigi Bersani:

«Senza redistribuzione non c’è ripresa, non c’è crescita»

No, segretario. Senza crescita non c’è crescita, punto. La redistribuzione non c’entra o c’entra come passo successivo alla crescita. Ma come è possibile, nell’anno di grazia 2011 e dopo diciassette anni di idiozie berlusconiane, avere ancora come stella polare programmatica l’aumento della pressione fiscale oltre a credere che la redistribuzione, da sola, determini la crescita in un paese che ha smesso di crescere da oltre un quindicennio?

Se questa è una prova tecnica di convergenza tra Pd e Terzo Polo possiamo rassegnarci, e continuare a tenerci Berlusconi e Tremonti fino al collasso finale del paese.

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