Italiani, popolo di ex risparmiatori

Tempo di revisionismi: abbiamo visto come il cantore della ricchezza privata degli italiani, Marco Fortis, abbia preso atto che tale ricchezza a nulla serve di fronte a scioperi degli investitori esteri, visto che i medesimi detengono pur sempre il 53 per cento del nostro debito pubblico. D’incanto, tutto il film sugli indicatori di debito complessivo pubblico-privato è giunto ai titoli di coda. Oggi, da Istat, nuove conferme che, di questo passo, anche la spia del carburante del nostro prodigioso ma insufficiente flusso di risparmio sta segnalando che siamo in riserva.

Ordunque, come segnala Istat,

Nel secondo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie, definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile (dati destagionalizzati), è stata pari all’11,3%, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 1,2 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2010.

A fronte di un costo della vita in costante aumento, per effetto di aumenti di prezzi e tariffe amministrati, oltre che di imposte indirette, e a fronte di uno sviluppo del reddito che è stagnante quando non propriamente cedente, gli italiani risparmiano sempre meno. Le famiglie attingono ai risparmi per “difendere”  livelli dei consumi che pure sono cedenti:

Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% rispetto al secondo trimestre del 2010.

La spesa delle famiglie per consumi finali in valori correnti è aumentata dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,7% rispetto al secondo trimestre del 2010

Cioè l’incremento (nominale) dei consumi eccede quello del reddito nominale disponibile. Il tutto ad ovvie spese del flusso di risparmio, che a sua volta riduce il passo di crescita degli stock, la materia prima per l’agognata patrimoniale tanto cara ai nostri banchieri, in campo ed in panca.

A parte queste divagazioni, si conferma che il paese sta lentamente ma inesorabilmente divorando se stesso. Ma che ve lo diciamo a fare?

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