Macromonitor – 2/10/2011

Rally dei mercati rischiosi a inizio settimana, sull’effimero attenuarsi dei rischi in Europa. Nella seconda parte della settimana prevalgono nuovamente i numerosi timori per la congiuntura globale.

La cautela è d’obbligo, perché l’Europa è ancora lungi dal creare condizioni risolutive della crisi del debito sovrano, pur parlandone con crescente frequenza, sia perché, qualsiasi sia l’esito di tale crisi, esiste una crescente probabilità che l’Europa occidentale sia già scivolata in recessione. Inoltre, negli Stati Uniti il Congresso appare troppo diviso per impedire il rischio di recessione derivante dalla massiccia stretta fiscale prevista dall’inizio del 2012. Anche le economia di Giappone ed Asia appaiono in via di indebolimento, e non appaiono quindi in grado di compensare la debolezza americana ed europea.

Gli investitori appaiono pesantemente sottopesati di attivi europei, temendo il peggio dalla crisi di debito sovrano. Le decisioni necessarie a promuovere un maggiore grado di integrazione fiscale sono legate a processi lunghi e complessi, su ognuno dei quali potrebbe accadere un imprevisto tale da fare precipitare la situazione.

Nelle prossime settimane sono attese alcune importanti azioni, sebbene la ratifica sull’allargamento dell’EFSF deciso nel vertice 21 luglio debba ancora avvenire in alcuni paesi minori. A ratifica completata è probabile inizi la discussione esplicita sulla eventuale leva da attribuire all’EFSF per potenziarne il volume di fuoco ben oltre i 440 miliardi di euro effettivi previsti con gli accordi di luglio. Il miglioramento delle condizioni di funding europeo richiede probabilmente una ricapitalizzazione delle banche. Malgrado la progressiva presa di coscienza, a livello politico, di quanto occorrerebbe fare, è probabile che ogni lieve remissione della crisi porti ad ulteriori rinvii e rallentamenti del processo. E’ parimenti altamente probabile che anche un’eventuale risoluzione della crisi si accompagni ad un’ulteriore stretta fiscale, e quindi che la situazione economica sia destinata a peggiorare, prima di migliorare.

I dati economici statunitensi pubblicati in settimana migliorano marginalmente, con una crescita all’1,5 per cento. Ma la vera minaccia deriva dal venir meno delle misure di stimolo, dall’inizio del prossimo anno, a meno che Congresso e Amministrazione si accordino su una combinazione di stimoli di breve termine e stretta fiscale di lungo termine. Cosa di cui al momento non vi è traccia alcuna. I dati recenti, inoltre, hanno fortemente affievolito la speranza che la continua crescita dei paesi emergenti e l’atteso rimbalzo post-tsunami del Giappone avrebbero in qualche modo compensato la debolezza di Europa e Stati Uniti.

Sui mercati del reddito fisso, rialzo dei rendimenti in settimana, in linea con il modesto rimbalzo dei prezzi degli attivi più rischiosi. In caso di caduta in recessione di Usa ed Europa, è verosimile attendersi un ulteriore rally dei titoli di stato. Ma se la recessione americana fosse evitata e l’area euro riuscisse ad assemblare un piano credibile contro la crisi, i rendimenti obbligazionari potrebbero vedere un rimbalzo piuttosto violento. Anche se al momento tali eventualità non appaiono ad elevata probabilità di realizzazione.

I mercati azionari rimbalzano in settimana ma restano entro un corridoio di oscillazione che persiste da inizio agosto. Gli indicatori di sorpresa economica per gli Stati Uniti hanno smesso di sorprendere in negativo, ma fuori dagli Usa i dati economici continuano a deludere. La Banca centrale europea potrebbe ridurre i tassi, nel meeting della prossima settimana, o almeno annunciare il ritorno di operazioni di finanziamento ad un anno e/o la ripresa del piccolo easing quantitativo dato dall’acquisto non sterilizzato di covered bond, come già accaduto due anni addietro. Ma l’incertezza resta elevata.

Sui crediti, settimana più tranquilla della media delle ultime. Lieve restringimento degli spread in Europa, malgrado il consenso stia spostandosi su una lieve recessione già da questo trimestre. Negli Stati Uniti spread in allargamento, anche in presenza di volatilità implicita sempre molto elevata. Continua il forte allargamento degli spread per i corporate dei paesi emergenti.

Sul mercato dei cambi, la prossima settimana la Bce potrebbe annunciare il taglio del proprio tasso-chiave di politica monetaria, mentre la Bank of England potrebbe annunciare la ripresa del proprio programma di easing quantitativo. Anche le banche centrali scandinave (Norvegia e Svezia) potrebbero, a fine mese, riprendere un ciclo monetario espansivo. Questi esiti potrebbero protrarre il rally del dollaro anche in autunno, a causa del restringimento del differenziale dei tassi, che è una delle determinanti dell’andamento del cambio. Non bisogna tuttavia dimenticare che, dal punto di vista delle posizioni, molti investitori specializzati in valute sono già lunghi di dollari, mentre le posizioni corte di euro sono prossime ai massimi in termini assoluti, e doppie rispetto all’inizio del ciclo espansivo del 2008. Ciò potrebbe quindi limitare il potenziale di crescita del dollaro contro euro.

Materie prime in lieve calo in settimana, in una apparente stabilizzazione dopo la brutale correzione della settimana scorsa. Le nuove stime hanno rivisto al ribasso la crescita del Giappone nel 2012 il che, sommato ai rischi recessivi per area euro e Stati Uniti, indica scarsi margini di miglioramento della domanda di materie prime dai paesi sviluppati. I prezzi del greggio Brent hanno toccato in settimana i minimi da febbraio. L’entità dello sconto tra prezzo spot e prima scadenza futures è quasi dimezzata. La probabile recessione europea induce notevoli rischi al ribasso per la domanda di Brent, mentre al contempo la domanda asiatica resta per il momento sostenuta, come si evince dallo spread tra le qualità di greggio Brent e Dubai, che è al minimo da inizio 2011.

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