Macromonitor – 9/10/2011

Recupero delle asset class rischiose, in un quadro di volatilità ancora molto elevata. Dati macro statunitensi migliori delle attese, mercato del lavoro incluso, mentre si continua a speculare di una “imminente” ricapitalizzazione delle banche dell’Eurozona.

I dati statunitensi stanno battendo quasi regolarmente le stime di consenso, con modesti rischi rialzisti alla stima di Pil del quarto trimestre, anche se il resto del mondo mostra un quadro meno brillante: la Cina presenta una qualche stabilizzazione, con indice dei direttori acquisti manifatturieri tornato al livello di 50, ma il resto dell’Asia è molto più debole, con delusioni sui dati industriali e di commercio internazionale.

Riguardo alle valutazioni, i mercati appaiono convenienti nell’ipotesi di mancata realizzazione di una recessione e di mancato collasso dell’euro. Allo stato, le probabilità di recessione appaiono non basse in Europa e più contenute negli Stati Uniti; questi ultimi, tuttavia, a inizio 2012 dovranno affrontare, una considerevole stretta fiscale, indotta dal venir meno dei precedenti stimoli. Anche se un collasso dell’euro appare improbabile, resta la non bassa probabilità che, prima di giungere ad una soluzione compiuta e strutturata della crisi di debito sovrano, la situazione debba ulteriormente peggiorare. E proprio sul piano delle azioni di policy, i margini di manovra delle banche centrali senza metterne a repentaglio la reputazione appaiono pressoché esauriti. In settimana, la Bank of England ha annunciato un nuovo easing quantitativo centrato sui titoli di stato, mentre la Bce ha indicato che tornerà a comprare covered bonds (senza sterilizzazione), oltre a reintrodurre operazioni ad un anno per fornire alle banche finanziamenti di più lungo termine. Ciò è positivo ma non risolve la maggiore fonte di incertezza, che è legata alla politica fiscale.

La maggior caduta dei listini azionari, quest’anno, si è verificata infatti a inizio agosto, intorno al momento del caos causato dal braccio di ferro sul tetto di debito federale americano, sulla perdita della tripla A da parte degli Stati Uniti per mano di S&P e del collasso di fiducia di imprese e consumatori. Allo stato, esiste poca o nulla convergenza a Washington per un compromesso che combini stimoli di breve termine con austerità fiscale di lungo termine. In Europa, restano le esigenze di finanziamento extra-Bce per i sovrani illiquidi e di ristrutturazione per quelli insolventi (quali la Grecia), oltre alla messa in sicurezza delle banche attraverso ricapitalizzazioni su vasta scala. Su quest’ultimo punto restano tuttavia forti divergenze di opinione tra i policymakers, che rallentano i progressi.

Sul mercato del reddito fisso, rendimenti in rialzo e nella parte alta del corridoio di oscillazione dell’ultimo mese, su migliori dati macro negli Usa e speranze di ricapitalizzazione delle banche europee. Quest’ultimo elemento ha aiutato il rally dei bond italiani e spagnoli nelle ultime due settimane, consentendo un rallentamento degli acquisti da parte della Bce. Ma restano le divisioni della politica, che potrebbero raffreddare gli entusiasmi dei mercati. Le obbligazioni dei paesi emergenti si sono stabilizzate nelle ultime due settimane, malgrado pesanti deflussi dai fondi obbligazionari. Ma il rischio di una spirale fatta di prezzi cedenti e fuoriuscite di investitori internazionali per il momento resta in essere.

Sui mercati azionari, il rimbalzo della settimana è stato in larga parte guidato da ricoperture, indotte da voci e speculazioni. Resta un elevato rischio di delusione in termini di azioni concrete di policy nelle prossime settimane, circostanza che consiglia cautela. Il rimbalzo globale della manifattura deve ancora concretizzarsi.

Il mercato dei crediti ha visto un restringimento degli spread, a seguito degli annunci della Bce di ripresa del programma di acquisto di covered bond e delle ormai elevate aspettative di ricapitalizzazione delle banche europee. Ma anche a settembre un simile rally aveva rapidamente ceduto il posto ad una vistosa correzione.

Sul mercato dei cambi, dopo aver rotto al rialzo in settembre un corridoio che durava da cinque mesi, il dollaro ha ceduto in settimana dell’1,5 per cento ponderato per i flussi commerciali. I rimbalzi delle valute emergenti e/o legate a materie prime sono stati particolarmente vistosi, ed anche l’euro ha beneficiato del movimento, secondo uno schema noto. Malgrado non vi siano stati eventi risolutivi di alcuna situazione di incertezza, gli investitori restano più lunghi di dollari di quanto fossero in precedenti vigilie di recessione o cicli globali di allentamento monetario, e ciò rende il biglietto verde vulnerabile ad eventi anche marginalmente positivi.

Le materie prime sono in rialzo settimanale di circa il 3 per cento. Dati economici americani migliori delle attese e voci di ricapitalizzazioni di banche europee hanno indotto alla neutralizzazione di posizioni e ad un maggiore appetito per il rischio. Rimbalzo del rame di circa il 6 per cento dai minimi segnati in settimana. Anche il greggio di qualità Brent ha recuperato in settimana il 3 per cento circa.

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