La scoperta dell’acqua gelida

Apprendiamo che la Conviri (Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche) ha inviato una comunicazione alla Cncu, la consulta delle associazioni dei consumatori, istituita presso il Ministero per lo Sviluppo economico, in cui si certifica ciò che abbiamo cercato con ogni mezzo di spiegarvi mesi addietro, e cioè che il referendum sull'”acqua pubblica” era una farsa e soprattutto qualcosa di molto simile ad una gigantesca operazione di circonvenzione non di incapaci bensì di ignoranti. Ma va?

Ebbene, nella comunicazione di cui sopra il presidente di Conviri, Roberto Passino, fa presente che il famoso 7 per cento di remunerazione del capitale investito non è profitto (come si ostina a scrivere anche il redattore del Fatto), ma – sorpresa sorpresa – “remunerazione di capitale investito”. Incredibile, una cosa che significa esattamente ciò che il nome indica! E cosa sarà mai questa misteriosa “remunerazione del capitale investito”? E’ il compenso che occorre corrispondere a tutti i conferenti di capitale, siano essi azionisti che creditori. Come scrive Passino quella percentuale, abrogata a furor di popolo dal secondo quesito referendario, contiene “voci di costo, quale gli oneri finanziari e gli interessi passivi”. E ovvio che contenga voci di costo, visto che il capitale investito (ripetete con noi) include sia mezzi propri che di terzi, e non è profitto, contrariamente a quanto pensavano e pensano tutti quelli che, appena leggono il termine capitale, vedono rosso, sotto ogni aspetto.

A questo punto, pensate quanti bei soldini pubblici sono stati buttati nello sciacquone per questa ordalia ad uso e consumo della narrativa di demagoghi, della spiccatissima propensione di un elevatissimo numero di gonzi attivisti a propalare fole e della non meno spiccata propensione del grande pubblico a bersele tutte, letteralmente. E il bello è che uno dei maggiori pifferai magici della valenza catartica dei referendum è stato Nichi Vendola, che è il gemello buono di quello che aveva risposto ai comitati per l’acqua pubblica che, dopo il trionfo, chiedevano l’immediata abrogazione del 7 per cento, che quello era (indovinate?) un costo, e come tale non lo si poteva abrogare.

Eppure noi abbiamo cercato di spiegarvelo in tutte le lingue, che il costo del capitale non è un profitto. Ricordate il discorso del costo medio ponderato del capitale, e dei valori simili al 7 per cento che si trovano nella multiutilities europee? Ecco, proprio quello. Eppure niente, la “primavera italiana”, come l’ha ribattezzata uno dei geniali ideatori di quel referendum, lo spiritato professor Ugo Mattei, (che ora sbraita perché vuole il default selettivo, Argentina e Islanda) doveva fare il suo corso. Ma ora siamo in autunno, ricopritevi. O risvegliatevi. E non aprite la porta di casa a sconosciuti, neppure se vogliono darvela a bere a gratis. Oppure tenete duro: presto potrete contribuire al secondo atto della dilapidazione plebiscitaria e democraticamente partecipata di soldi pubblici, concorrendo a tornare all’Età dell’Oro del Mattarellum.

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