Alla ricerca della causalità perduta

Sul suo blog, il pur sempre ottimo Tyler Cowen riesce ad intitolare nel modo che vedete il vistoso ribasso di oggi dell’indice azionario russo in dollari RTS. E’ più un auspicio, un wishful thinking per il cattivone Putin anziché il frutto di una attenta valutazione di quanto accade oggi sui mercati. Anche gli economisti hanno un cuore, in fondo.

I motivi del calo potrebbero infatti essere molteplici: il più classico dei buy on rumours, sell on news (elezione avvenuta, da inizio anno un bel più 25 per cento, prendete profitto ed andate in pace), come anche i timori per l’immanente (non imminente) rischio di un hard landing cinese, espresso nelle previsioni di Pil di ieri come anche dall’andamento sempre più debole del canarino nella miniera cinese, l’economia australiana; timori che il concambio greco non vada a buon fine, innescando un default disordinato della Grecia che trascinerebbe il mondo all’inferno; eccetera eccetera. Last but not least il livello piuttosto toppish delle quotazioni del greggio, in un mondo che è sempre sul ciglio della ricaduta in recessione. E alla fine potremmo scoprire che mandrie di hedge fund si sono dirette – al solito – simultaneamente verso l’uscita, soddisfatte del risultato.

La cosa più interessante è che queste motivazioni ed argomentazioni hanno ognuna un’immagine speculare, quando lo stato d’animo del mercato è euforico. La Cina riuscirà a raggiungere un atterraggio morbido, la Grecia smetterà di essere contagiosa, la forte liquidità pompata dalle banche centrali finirà col far volare le materie prime. Viviamo in un mondo di mercati affetti da sindrome bipolare. Ma è comunque strano che un maestro come Cowen si lasci andare a letture così moralisticamente caratterizzate.

Forse noi blogger dovremmo alzare tutti l’asticella, in questo periodo. Ma vi sarebbe un concreto rischio di entrare in silenzio radio, probabilmente.

A parte ciò, il buon Putin avrà davanti a sé un periodo non facile, visto che ormai l’economia russa ha caratteristiche economiche e politiche identiche a quelle di una monarco-satrapia petrolifera del Golfo. E’ stato calcolato che, per mantenere il bilancio pubblico in equilibrio e non attingere ai propri fondi sovrani, Mosca necessita oggi di un prezzo del greggio a 120 dollari al barile. C’era un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui bastavano 90 dollari al barile per conseguire lo stesso risultato, ma le oligarchie e le clientele notoriamente costano, come ben sappiamo noi italiani che non abbiamo greggio e quindi ci siamo dovuti inventare un debito-Pil al 120 per cento. Quanto al resto, la prognosi demografica della Russia resta infausta.

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