L’ideona tedesca e farlocca del pareggio di bilancio in Costituzione

Su lavoce.info, Tito Boeri e Fausto Panunzi commentano l’approvazione definitiva delle modifiche agli articoli 81, 117 e 119 della nostra Costituzione, che d’ora in avanti esigerà il pareggio (o meglio l'”equilibrio”) di bilancio. Cambierà qualcosa? Forse si, più probabilmente no. Ma sarebbe utile anche ricordare la genesi sovranazionale di questa “innovazione” costituzionale.

Il pareggio di bilancio corretto per il ciclo economico (pareggio “strutturale”) è parte degli accordi che in sede europea hanno condotto al Fiscal compact. Fortunatamente, e non senza qualche mugugno tedesco, deve trattarsi come detto di pareggio di bilancio strutturale, cioè del saldo di finanza pubblica che si avrebbe se il Pil crescesse sempre al suo livello potenziale, e non di pareggio in valore assoluto, che sarebbe follemente pro-ciclico. Sfortunatamente, come osservano anche Boeri e Panunzi, stimare il Pil potenziale è opera titanica, o meglio non è praticamente possibile, anche se si potrebbe e dovrebbe raggiungere un accordo “convenzionale” ed uniforme sulla metodologia da seguire, in modo da ottenere un level playing field tra i paesi europei.

A proposito, chi stimerà da noi il saldo di bilancio pubblico strutturale? La Ragioneria Generale dello Stato? Il Tesoro in poderoso conflitto d’interessi? L’Istat? E non sarebbe invece stato meglio affidare l’incarico a Eurostat, in modo da conseguire la necessaria “comunitarizzazione” della metodologia? Attendiamo lumi, ma il punto è altro ancora.

Scrivono Boeri e Panunzi:

«Il Senato ha approvato in seconda lettura e con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari (dunque senza richiedere un referendum confermativo) la legge che introduce nella nostra Costituzione l’obbligo del bilancio in pareggio. A distanza di meno di 24 ore il governo ha varato il Documento di Economia e Finanza (Def) che sancisce che l’obiettivo del pareggio di bilancio non verrà raggiunto nel 2013, come il nostro Paese si era impegnato a livello europeo, ma, nella migliore delle ipotesi nel 2015.

Visto che stiamo parlando di pareggio di bilancio strutturale, sarebbe tuttavia opportuno rilevare che non è esattamente vero che il governo sostenga che nel 2013 non raggiungerà il pareggio di bilancio, visto che l’esecutivo ritiene di centrare già dal prossimo anno il pareggio strutturale:

– nel 2013 l’Italia dovrebbe raggiungere una posizione di bilancio in valore nominale di -0,5% del Prodotto Interno Lordo;
– nel 2013 in termini strutturali verrà raggiunto un surplus pari allo 0,6% del PIL;

Quindi, sul piano formale, l’obiettivo è raggiunto in coerenza col dettato del Fiscal compact e della nuova modifica costituzionale. L’affermazione di Boeri e Panunzi (molto probabilmente del primo, che già ieri aveva annunciato alle folle il proprio pensiero in materia) non appare corretta. E’ giusto essere severi con questo governo (con ogni governo), ma criticarlo per cose non commesse né affermate sarebbe da evitare. Ma neppure questo è il punto.

Il punto è che il pareggio di bilancio in costituzione è un costrutto umano, quindi artificiale. E ciò che l’uomo fa, l’uomo disfa. Basta modificare il calcolo del Pil, innalzandolo, per rientrare su un percorso “virtuoso” di finanza pubblica, ceteris paribus. Il punto è che non si poteva che giungere ad una formulazione di questo tipo, perché (ad esempio) imporre limiti numerici al rapporto tra spesa pubblica e Pil avrebbe, nella migliore (si fa per dire) delle ipotesi, bloccato l’operare degli stabilizzatori automatici durante una recessione, il periodo in cui il rapporto tra spesa pubblica e Pil tende fisiologicamente ad aumentare, ad esempio per l’operare di trasferimenti alle famiglie quali i sussidi di disoccupazione. E anche ammesso di aver voluto castrare gli stabilizzatori automatici (cosa stupidamente autolesionistica, peraltro), la pressione politica conseguente, durante una recessione, sarebbe stata tale da far saltare il vincolo, vuoi invocando le cause di “forza maggiore” vuoi alterando creativamente la dimensione del Pil. Tutte cose che vi abbiamo già spiegato.

La verità è che la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio è stata imposta all’Europa dai tedeschi, che volevano in tal modo lenire le proprie ansie da debito, e si risolverà nel nulla. Almeno in questo caso, l'”ideona” non è nostra.

P.S. Fausto Panunzi ci fa cortesemente osservare che nell’articolo suo e di Boeri il riferimento al pareggio in termini strutturali esiste:

In realtà, la tabella sugli obiettivi di finanza pubblica contiene una nota che sostiene che non solo “l’obiettivo sarà raggiunto, ma anche ampiamente superato in termini strutturali (corsivo nostro)”

Tuttavia, a nostro giudizio, questa precisazione (a cui fa seguito il corretto scetticismo metodologico di cui si è detto) è posta dopo un attacco del pezzo che pare fare di tutto per trasmettere l’idea che il nostro governo abbia messo a repentaglio la propria credibilità. Sono sensazioni, quindi per definizione soggettive. Ma pare difficile sfuggirvi, di fronte ad un testo strutturato in tal modo.

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