Spagna, il prezzo è giusto?

Nel rapporto di giugno sulla stabilità finanziaria, il FMI ha indicato che, nello scenario più sfavorevole, le banche spagnole subiranno perdite per 73 miliardi di euro sui propri crediti. Inoltre, altri 38 miliardi di euro servirebbero per raggiungere la soglia minima di un core Tier 1 del 7 per cento, fatte due somme, si giunge in prossimità della soglia dei 100 miliardi di linea di credito ottenuta dalla Spagna.

Lo stress test del FMI è costruito ipotizzando un calo cumulato di Pil spagnolo del 5,7 per cento nel biennio 2012-2013, equivalente ad uno shock pari ad una deviazione standard. In tal modo, si sconterebbe l’impatto sull’economia spagnola (e sulle sofferenze bancarie) del peggioramento congiunturale. Scenario realistico oppure ottimistico? Lo scopriremo nelle prossime settimane, ma il buco fiscale spagnolo appare incoercibile, visto l’importante affidamento alle imposte immobiliari sul totale delle entrare, del tutto simile all’Irlanda.

Attendiamo l’esito della due diligence di Oliver Wyman e Roland Berger, le due società private incaricate dal governo di Madrid ma sapendo che, alla fine del mese di aprile, la somma di capitale e riserve del sistema bancario spagnolo era pari a 376 miliardi, possiamo giungere sin d’ora alla conclusione che, in caso di utilizzo del prestito europeo nella sua interezza, il settore creditizio spagnolo sarà ricapitalizzato per il 27 per cento. Meno del 94 per cento dell’Irlanda nel novembre 2010 e del 175 per cento del Portogallo nel maggio 2011, ma pur sempre un intervento tale da suscitare due domande: basterà? E chi comanderà nelle banche spagnole ricapitalizzate? Il FROB lascerà l’iniziativa ai satrapi in carica o prenderà il comando, o meglio lo lascerà alla Ue? Sarà hard equity, che spariglia i gruppi di controllo tramite diluizione o silent capital, che non disturba il manovratore-sfasciacarrozze, ipotesi che tanto piacerebbe anche a qualcuno qui da noi, verso la concupita Cassa Depositi e Prestiti? Staremo a vedere.

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