Macromonitor – 8/7/2012

Banche centrali ancora in azione per stimolare una crescita sempre più debole un po’ ovunque, come indicato dai dati economici, ma l’elevata incertezza fiscale induce le imprese a non spendere. Per questo motivo, è improbabile che la maggiore liquidità erogata dalle banche centrali riesca ad avere impatto sulla crescita (o sull’inflazione), limitandosi verosimilmente a frenare il deterioramento della congiuntura.

In un contesto di bassa crescita ed elevata liquidità, titoli di stato “sicuri” e obbligazioni a spread (paesi emergenti, titoli di debito societario) offrono ancora prospettive positive di ritorno sull’investimento ed una minore sensitività a cambiamenti delle prospettive di crescita, entro dati limiti e a condizione (soprattutto riguardo i prodotti a spread) che la bassa crescita non volga in recessione manifesta, con aumento dei tassi di default e volatilità. L’investimento azionario continua a presentare premi al rischio molto elevati, che in teoria dovrebbero porre un pavimento ai ribassi, ma resta vulnerabile ad ulteriori revisioni al ribasso delle prospettive di crescita globale. Allo stesso modo, titoli di stato a lunga scadenza di paesi sviluppati sono vulnerabili a prospettive di ripresa. Titoli di stato emergenti ed obbligazioni ad alto rendimento, per contro, possono beneficiare sia di tagli dei tassi ufficiali (che sono in atto e proseguiranno, in funzione di stimolo), sia di una ripresa dei mercati azionari e più in generale della propensione al rischio, sotto le condizioni di andamento congiunturale “benigno” sopra indicate.

Sul mercato del reddito fisso, nuovi recuperi di prezzo per i titoli di stato “sicuri” (Stati Uniti, Regno Unito, Germania), sulla scorta di ulteriore debolezza economica e nuovi tagli dei tassi ufficiali. La decisione della Banca centrale europea di portare a zero il tasso sui depositi potrebbe non essere l’ultima mossa e preludere a tassi negativi, che in Danimarca sono diventati realtà questa settimana, con i certificati di deposito emessi dalla banca centrale a meno 0,2 per cento, similmente all’esperienza svedese del recente passato.

Le banche centrali emergenti, come detto, hanno ancora rilevanti munizioni monetarie di tipo convenzionale, che potranno essere utilizzate anche grazie alla disinflazione indotta dal calo dei prezzi delle materie prime. Il taglio dei tassi ufficiali cinesi, il secondo in quattro settimane, fungerà da battistrada per una sequenza di riduzioni del costo del denaro in Asia. I Bund tedeschi sono stati inequivocabilmente i vincitori della settimana, mentre la Spagna è stata la peggiore. L’aumento nel mese di giugno di ben 62 miliardi di euro dell’indebitamento del sistema bancario spagnolo verso la Bce indica che la fuga di capitali dal paese iberico ha significativamente accelerato di recente. Malgrado gli apparenti progressi fatti dal Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, continua a mancare un sostegno diretto per i titoli di stato italiani e spagnoli, né la Bce ha suggerito che tale sostegno sia imminente.

Sul mercato azionario, siamo alla vigilia della reporting season statunitense. Riguardo le attese, i numeri saranno condizionati da due forze divergenti: il rafforzamento del dollaro, che ridurrà gli utili conseguiti all’estero, e l’andamento cedente delle materie prime, che influisce positivamente sui margini. Nel complesso, comunque, è verosimile attendersi la prosecuzione della tendenza alla stagnazione degli utili vista negli ultimi due trimestri.

Sul mercato dei cambi, nuovo cedimento dell’euro contro dollaro, malgrado gli investitori appaiano già considerevolmente corti della moneta unica europea e lunghi di dollari.

In settimana, materie prime in recupero di circa il 3 per cento, guidate ancora una volta da energia ed agricoltura. La persistente ondata di calore negli Stati Uniti, che si innesta su preesistenti condizioni di siccità, spinge al rialzo i prezzi di mais e grano, per timori di rilevanti contrazioni delle rese. Le stesse condizioni climatiche sorreggono i prezzi del gas naturale. Riguardo il petrolio, prezzi della curva Brent sostenuti da uno sciopero in Norvegia, che riduce l’offerta del Mare del Nord. Metalli base in lieve flessione in settimana, dopo dati manifatturieri più deboli.

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