Il settimanale – 14/7/2012

  • Niente bazooka, via all’attacco speculativo finale contro Italia e Spagna, mentre quest’ultima conferma che condizionalità pesanti per gli ulteriori “aiuti” comunitari c’erano eccome, e fa un passo forse decisivo verso il suicidio;
  • Italia declassata da Moody’s. E quindi?
  • Qualcuno, applicandosi malgrado la canicola, scopre il motivo del declassamento;
  • Torna Silvio, non se ne era mai andato. Perché lui non è Bossi, sia chiaro. Un pensiero affettuoso al concierge dello zoosafari di Arcore, licenziato senza neppure potersi avvalere dell’articolo 18;
  • A proposito, ma davvero voi credete che lo spread fosse indifferente alla presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi?
  • Primi inequivocabili successi del nuovo corso leghista;
  • Anche Luigi Zingales si accorge che non esiste una cosa chiamata austerità espansiva, e propone un welfare federale europeo;
  • Si moltiplicano le prese di coscienza sulla natura sistemica della crisi dell’Eurozona. Ci arriva anche il Nobel mancato di Venezia, sempre molto attento a quanto emerge in accademia e dintorni;
  • La parte strettamente domestica dello spread, invece, la trovate anche in questi episodi;
  • Dopo il tasso zero sui depositi presso la Bce, succedono cose stupefacenti sui rendimenti dei titoli pubblici, soprattutto francesi, malgrado tutto;
  • Giorgio Ambrosoli, trentatré anni dopo;
  • Una giornata nella fattoria degli animali italiana;
  • Argentina, passo dopo passo verso il burrone;
  • “Il debito non mi preoccupa, è abbastanza grande per badare a sé stesso”, disse un profetico Ronald Reagan;


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