Nella spirale della crisi

Intervista del vostro titolare al sito Cado in piedi:

L’Istat rivede al ribasso le stime di crescita dell’Italia, attestando le previsioni sul Pil a -2,6%. Con questo valore, il nostro Paese si colloca dietro a tutte le grandi economie del pianeta. Che significato hanno questi dati e quali implicazioni hanno per l’Italia in Europa?

«Questi dati purtroppo sono il frutto di una situazione di grave sofferenza dell’intero sistema economico italiano, sia sul versante manifatturiero, dai grandi impianti in crisi alla morìa di piccole e medie imprese, sia sul versante dei servizi. Il rischio è che nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, si verifichi una crisi occupazionale gravissima sicuramente mai vista prima, una sorta di cedimento strutturale della nostra economia»

«Questo è un aspetto che sono certo non sfugge al governo, ma che probabilmente sfugge alla maggioranza della classe politica.  La gente perde il lavoro, i consumi crollano e, di conseguenza, crollano anche gli investimenti e si entra in un circolo vizioso in cui una situazione di recessione profonda rischia di trasformarsi in una vera e propria depressione»
«Il fatto che l’Italia sia messa peggio di altri paesi europei è, secondo me, frutto di una stretta fiscale troppo violenta e troppo ravvicinata nel tempo, decisa per mantenere l’impegno del pareggio di bilancio nel 2013 che già il Governo precedente aveva assunto per “rassicurare” i nostri partner europei e segnatamente la Germania.
Tuttavia, questa stretta rischia di mandare in avvitamento il Paese e temo che le prossime settimane, indipendentemente da notizie potenzialmente positive come l’annuncio di Draghi, ci daranno conferma che il paese rischia una crisi occupazionale davvero senza precedenti»

A questo quadro, va aggiunta un’altra considerazione: alcuni giorni fa il Financial Times ha pubblicato un grafico che mostrava come Francia e Germania stiano alleggerendo il loro rischio verso i Paesi cosiddetti Pigs, vendendo i loro titoli. Tra un paio d’anni, la loro esposizione sarà pressoché annullata, quindi Francia e Germania potrebbero non avere più alcun interesse al mantenimento della moneta unica. Ci troviamo di fronte a un combinato disposto di elementi del tutto sfavorevoli…  

«Il problema è che l’orizzonte temporale di un paio di anni, in questa situazione, è un’era geologica!  Di fatto, ilFinancial Times ha proiettato su un orizzonte temporale la dinamica attuale di frammentazione e“rinazionalizzazione” dei flussi finanziari, che è già in atto dall’autunno dello scorso anno. Mentre prima il denaro fluiva, nel senso che Euro tedeschi e francesi venivano a comprare in Italia, adesso si sta verificando l’esatto contrario e questo è un fenomeno che è stato illustrato anche da Draghi giovedì.
Se non riusciremo a invertire questo fenomeno, modificando la governance dell’Unione Europea e creando condizioni per una maggiore integrazione, il rischio è che lentamente ma inesorabilmente, i paesi si liberino delle posizioni dei titoli italiani. Tuttavia, questi titoli poi non finiscono nel vuoto, ma possono tornare in mano alle banche di casa nostra, che poi però li girano alla Bce, oppure essere acquistati dalla stessa Bce nel caso in cui l’Italia dovesse chiedere assistenza, in assenza di una domanda sufficiente dall’estero. A quel punto quindi quegli stessi paesi che ora si stanno liberando dei nostri titoli, tramite le loro banche, saranno ancora a rischio, perché se il nostro paese dovesse andare in default la Bce (al cui capitale la Germania partecipa per il 28% e la Francia per il 25%) con tutti i titoli acquisiti a sua volta avrebbe delle perdite enormi. E’ comprensibile che una banca francese voglia liberarsi dei Btp, ma il problema è che se ne libera la banca, peròil rischio sul Paese torna in un’altra modalità, perché siamo tutti avviluppati, non ci sono vie d’uscita, solo un approccio sistemico può salvare l’Eurozona»

Dichiarazioni “ottimistiche” come quelle rese in più occasioni da Monti o da altri esponenti del Governo, sono dunque legittimate oppure no?

«Hanno una qualche giustificazione nella misura in cui interventi, come quello della Bce e anche la riforma delle istituzioni comunitarie, faranno progressivamente scendere gli spread e il livello dei tassi di interesse, riducendo il costo del debito e permettendo al paese di respirare. Detto questo, però, io non vedo questa ripresa nel breve periodo, perché la situazione è oggettivamente molto pesante, il sistema produttivo è entrato in una sofferenza che probabilmente non ha precedenti nella storia dell’Italia unitaria. I membri del governo, com’è loro compito fare, cercano di trasmettere fiducia, ma si tratta veramente un barlume. La strada sarà molto lunga e comunque molto accidentata e dolorosa»

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