Alesina, Giavazzi e l’arte di dare i numeri

L’ultimo editoriale di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, dedicato alla ristrutturazione del welfare sanitario, suggerisce una riduzione della “partita di giro” in base a cui “il nostro Stato sociale si è trasformato in una macchina che tassa le classi medio-alte e fornisce servizi non solo ai meno abbienti (com’è giusto che sia) ma anche alle stesse classi a reddito medio-alto. Questo giro di conto, con aliquote alte, scoraggia il lavoro e la produzione”. E’ tutto condivisibile, ma nei numeri a sostegno della tesi c’è una evidente forzatura.

Scrivono infatti A&G:

«L’allungamento della vita ha anche prodotto un aumento delle spese per la salute. Un anziano oltre i 75 anni costa al sistema sanitario ordini di grandezza superiori rispetto a persone di mezza età. Risultato, la nostra spesa sanitaria oggi sfiora il 10 per cento del Pil»

Ora, non è esplicitato a quale grandezza di spesa sanitaria su Pil i due si riferiscano. Infatti, la componente “pubblica” di spesa sanitaria incide sul Pil per poco più del 7 per cento, e nel 2011 ha pure manifestato un significativo calo in termini reali, cioè al netto dell’inflazione, come si nota da questi dati. Per contro, la spesa sanitaria totale del paese in rapporto al Pil si trovava lo scorso anno al 9,3 per cento (Fonte Ocse, si ringrazia per la segnalazione Thomas Manfredi), che non è che propriamente “sfiori” il 10 per cento a meno di un robusto arrotondamento, ma è comunque un dato che non c’entra con la tesi, che è invece basata sul consumo di risorse “pubbliche” per la sanità. Sarebbe quindi opportuno che chi pubblica i pezzi di Alesina e Giavazzi chiedesse conto dei numeri da essi esibiti a sostegno della tesi. Un minimo di fact checking non può che fare bene ad un paese che da sempre esibisce scarsa dimestichezza con i numeri ed altissima familiarità con le chiacchiere a tesi.

Peraltro, dal database Ocse si evidenzia che l’incidenza su Pil della spesa sanitaria totale italiana non è tra le più elevate, malgrado il paese sia letteralmente infestato di parassiti di ogni specie, nel pubblico come nel privato “accreditato” (in senso letterale), ma questi sono dettagli. Quanto alla tesi centrale di A&G, essa resta valida: l’invecchiamento della popolazione e gli avanzamenti tecnologici producono anche da noi “inflazione sanitaria” ed occorrerà, in prospettiva, rivedere i meccanismi di spesa, sia per finalità di contenimento che di equità. Ma proprio per la bontà intrinseca della tesi sarebbe opportuno misurarsi con i dati effettivi, senza cercare forzature.

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