Sloggiare la Presidenta

C’è in Italia una narrativa terzomondista d’accatto che vede nell’Argentina il paese vendicatore degli oppressi ed un laboratorio di democrazia, per motivi che continuano a sfuggire a chiunque si prenda la briga di leggere i dati economici di quel paese ed i suoi media più o meno liberi. Ultimo in ordine di tempo ad incensare il modello-Argentina è stato il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Il quale, durante la puntata di ieri sera di Piazzapulita, su La7, non ha trovato di meglio che definire il paese sudamericano “un modello di democrazia dal basso”. Non è chiaro cosa tale termine intenda, visto che l’Argentina non è popolata di kibbutz ma è una repubblica presidenziale con serissimi problemi di compressione delle libertà economiche e, di questo passo, anche civili e politiche. Ma la scuola di pensiero terzomondista-altermondialista, di fronte alle aggressioni sempre più frequenti da parte della realtà, dispone di una via di uscita: la teoria del complotto dei poteri forti contro il paese che da solo lotta per un altro e migliore mondo.

Questa uscita di sicurezza dalla realtà si ravvisa già scoprendo che il Fondo Monetario Internazionale ha dato tempo a Buenos Aires fino al 17 dicembre per fornire statistiche sull’inflazione non manipolate, termine dopo il quale il rischio che l’Argentina venga espulsa dall’organizzazione guidata da Christine Lagarde. C’è tuttavia un altro rischio, per Buenos Aires: dopo aver fatto default nel 2001 su cento miliardi di dollari di proprio debito ed imposto unilateralmente ai creditori un valore di recupero di del 35 per cento in luogo dell’abituale 50-60 per cento, l’Argentina è rimasta esclusa dall’accesso ai mercati internazionali dei capitali, ma ha continuato a ricorrere a prestiti della Banca Mondiale e della Inter-American Development Bank.

Oggi le cose potrebbero cambiare: anche in reazione alla nazionalizzazione della compagnia petrolifera spagnola YPF, ci sono segni che la comunità internazionale potrebbe procedere ad un vero giro di vite nei confronti del paese sudamericano. Ad esempio, gli Stati Uniti a settembre dello scorso anno hanno annunciato il loro voto contrario a crediti delle istituzioni multilaterali di sviluppo all’Argentina, ad eccezione di finanziamenti mirati a favore delle popolazioni “povere e vulnerabili”. Lo scorso 31 agosto, Germania e Spagna hanno votato contro un prestito di 60 miliardi di dollari per un progetto di sviluppo della Inter-American Development Bank nella provincia argentina di San Juan. Se il blocco del no al governo Kirchner in seno alle organizzazioni internazionali dovesse ingrossarsi e giungere effettivamente a chiudere il rubinetto, l’Argentina finirebbe soffocata in tempi relativamente rapidi.

In molti leggeranno queste azioni dei paesi sviluppati come un’intollerabile ingerenza nella vita di un paese democratico o presunto tale, contestando quello che appare come un approccio di regime change. In questa maniera De Magistris, Grillo (quello che dice che la Francia compra i nostri Btp in cambio della costruzione di centrali nucleari, ed altre consimili farneticazioni) e tutti i complottisti di casa nostra potranno puntellare la propria tesi ed il proprio “modello”, soffocato dal Sistema Imperialista delle Multinazionali. Hasta la fregnaccia, siempre! 

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