Una povera, piccola piazza

I talk show politici italiani hanno ormai  acquisito una funzione fondamentale: quella di fungere da carburante per i lazzi ed i commenti sui social network. Ed anche Piazzapulita di Corrado Formigli non sfugge alla regola, ieri più che mai, con una puntata che ha brillantemente sintetizzato la condizione del paese. Tante chiacchiere e moltissimi distintivi.

Intanto, la puntata è stata ossessivamente centrata sull’assente Matteo Renzi, con la scusa di dibattere sull’idoneità di Bersani, Vendola e del sindaco di Firenze a guidare il paese, inclusa una tristissima copertina photoshoppata dell’Economist. Poi scorrono le immagini del convivio renziano milanese di raccolta fondi, che l’account twitter di Piazzapulita riesce a presentare come “found rising“, un simbolico incrocio tra la sollevazione e la riscoperta. Per non essere da meno, anche in studio parte un mirabile “hedge found”, e ci rendiamo subito conto che sarà una serata di scoperte. Dell’ovvio. I finanzieri intervistati riescono a passare pressoché tutti brillantemente da fessi, oltre che a trasmettere esattamente quello che la trasmissione voleva trasmettere: Renzi è un bimbetto che si fa comprare patatine e lecca-lecca dai poteri forti.

Ottimo assist per Niki Vendola che parte subito con le fruste affabulazioni che lo caratterizzano: gli F-35 che affamano i poveri, l’articolo 11 della costituzione, le banche che hanno speculato con i soldi della Bce anziché prestarli a famiglie e imprese, la Tobin Tax “che dopo dieci anni è arrivata”: ma solo per derubare i piccoli risparmiatori, non ditelo a Vendola. La vittima sacrificale della serata è l’economista Lucrezia Reichlin, incaricata di spiegare al tribuno pugliese della plebe che le cose non sono esattamente andate in quei termini. Tentativo eroico ma inane: volete mettere una spiegazione razionale e “tecnica” (orrore!) della realtà a fronte della “narrativa” di Vendola, ormai lanciatissimo a teorizzare che in Italia “bisogna pestare i calli a molta gente” per produrre un vero cambiamento. Il tutto regolarmente interrotto dalle incursioni di Sabina Ciuffini, la ex valletta di Mike che, appollaiata in un cubicolo che vibra del suo sdegno per i mali del mondo, lancia i suoi fulminanti strali: “Perché non avete invitato Laura Puppato, eh? Maschilisti! Fermi, lasciatemi dire!”, e via teatrando.

In mezzo a tante punte acuminate c’è per fortuna l’endomorfo Oscar Farinetti, quello di Eataly, che vuole triplicare l’export di prodotti agricolo-alimentari italiani e produrre un boom turistico nel Belpaese. Vogliamoci bene, curiamo i calli senza pestarli, love and peace. Ed anche una non richiesta difesa d’ufficio di Renzi apprendista banchiere blairiano: “Credo che Matteo sia molto pentito di aver partecipato a quella serata, lui non è uno che fa cose del genere”. Che detto così ha un che di lap dance arcoriana.

Nel corso della trasmissione non manca un peculiare endorsement di Lucia Annunziata a Vendola. Che non sarebbe più, secondo la direttora de L’Huffington Post, lo sfasciacarrozze dei tempi che furono, ma si sarebbe trasformato in un politico realista, in grado di discriminare tra ideologia ed obiettivi di governo e governabilità. In altri termini, Vendola non sarebbe più il noto scorpione che guada il fiume sul dorso della rana riformista. Se le cose stanno in questi termini, Pierluigi Bersani può sentirsi rassicurato di non essere predestinato a fare la fine di Romano Prodi. Al contempo, se le cose stanno così, i supporter di Vendola possono parimenti essere certi che il loro idolo non riuscirà a rappresentare le loro istanze pure e dure. E forse ha ragione l’Annunziata, almeno a guardare il tormentone dell’acqua pubblica.

Al termine di questo abituale caravanserraglio, ampiamente annaffiato della preziosa opinione della ‘ggente (e questo è nulla, aspettate il ritorno di Michele Santoro), viene voglia di citare il ganassa Marchionne: l’Italia, un povero, piccolo paese.

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