La correlazione al potere

Sul suo blog, Vittorio Zucconi si occupa del sensibile restringimento dello spread tra Btp e Bund, per giungere alla conclusione, scherzosa ma non troppo, secondo cui  “il miglior governo italiano possibile è nessun governo”. E’ vero che Zucconi premette che potrebbe trattarsi di “coincidenza dovuta a fattori esterni”. E proprio su quest’ultimo punto dobbiamo provare a focalizzarci.

Ad esempio, potremmo smettere di leggere su base esclusivamente domestica i movimenti di breve e brevissimo termine dei mercati finanziari, perché mai come in questo caso l’albero occulta la foresta. Premesso che è oggettivo che, dall’inizio del governo Monti, i Btp hanno fatto meglio dei Bonos spagnoli (quindi una componente di “merito” ascrivibile a Monti esiste, o forse il merito è del fatto che gli italiani hanno un’ampio cuscinetto adiposo di ricchezza, mobiliare ed immobiliare, da cui prelevare in emergenza), non dimentichiamo che i mercati galleggiano su un oceano di liquidità e che cercano disperatamente impieghi remunerativi, compatibilmente con il profilo di rischio dei medesimi.

Appena i rischi, effettivi e (soprattutto) percepiti calano, magari perché negli Stati Uniti è stata evitata (o meglio, attenuata) una violenta stretta fiscale, o magari perché ci si comincia a rendere conto che i target fiscali in Eurozona potranno essere allentati senza rilevanti contropartite né penalizzazioni in caso di sforamento, ed ecco che chi ha soldi da spendere sui mercati, li spende. Fosse anche una banca centrale ubicata nel cuore dell’Europa che cerca di tenere fermo il proprio cambio con l’euro, o qualche fondo sovrano affamato di rendimento. Forse domani sarà la banca centrale giapponese, impegnata ad imitare quella svizzera e a deprezzare il cambio dello yen.

Ecco, quindi, che si creano movimenti “virtuosi” anche di una certa ampiezza, che spesso finiscono con l’essere letti su base strettamente e fallacemente domestica. E si sentono frasi del tipo “spread ai minimi dall’inizio dell’era Monti”, che se fosse un semplice riferimento temporale sarebbe perfetto, mentre se sottintende anche altro, necessita di una presina di sale. Perché qualcuno potrebbe anche venire a dirvi che lo spread spagnolo è ai minimi “dall’inizio dell’era Rajoy”, o che i rendimenti dei bond greci ristrutturati al quadrato sono ai minimi “dall’inizio dell’era Samaras”, e così via.

E quanto alla battuta sul non governo che miete successi, occhio a non riprodurre il teatrino visto col Belgio, che tanto ha eccitato i nostri anarco-capitalisti alle vongole. Perché ormai è fin troppo chiaro che a noi ci fregano le correlazioni travestite da causalità. Voi comunque, per non sbagliare in campagna elettorale, tenetevi sotto mano lo spread tra Italia e Spagna. Magari, finirete pure col votare per Rajoy, chissà.

SpaItaJan2013
Spread Spagna-Italia decennale

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