Macromonitor – 6/10/2013

Mercati condizionati ogni giorno di più dallo stallo sul bilancio federale statunitense, che ha già portato ad un blocco parziale di attività. In passato ci sono già stati episodi simili, nessuno dei quali ha avuto impatto durevole sull’economia, ma l’approssimarsi del tetto legale sul debito, vista la situazione di muro contro muro, suscita preoccupazione.

Ad oggi, il Tesoro statunitense dispone di liquidità per circa 30 miliardi di dollari. Secondo alcune stime, tali risorse dovrebbero esaurirsi entro il 31 ottobre. Al momento, il consenso degli analisti è che non vi sarà un default tecnico sul debito statunitense, fatto salvo eventualmente un lieve rischio su T-bills e bond che scadono intorno alla fine di questo mese. Ci si interroga sulle reazioni degli investitori di fronte a tale incertezza, che a sua volta causa un evidente event risk. In settimana, dollaro ed azionario globale hanno registrato un lieve ribasso. In passato, acquistare azioni durante uno shutdown governativo è stato pagante ma questa volta esistono motivi di preoccupazione, a causa dell’approssimarsi del tetto legale sul debito federale e del durissimo braccio di ferro tra Casa Bianca e Democratici da un lato e Repubblicani dall’altro.

Sul mercato dei titoli di stato, quotazioni sostanzialmente invariate in settimana, con lo shutdown negli Stati Uniti che lascia gli investitori a chiedersi come posizionare il portafoglio, perché se da un lato resta il convincimento che lo stallo è destinato a concludersi in tempi rapidi, dall’altro si teme che, in caso le cose non vadano così, vi sia un rischio di default tecnico sul debito federale. In quest’ultimo caso, nell’immediato si assisterebbe con alta probabilità alla prosecuzione degli acquisti da parte della Fed, alla riduzione degli acquisti dall’estero, ed alla sottoperformance degli attivi statunitensi rispetto al resto del mondo. Ma vi sarebbero anche conseguenze di più lungo periodo e non immediatamente prevedibili su quello che resta il mercato degli attivi più sicuri del mondo. Il braccio di ferro tra Repubblicani e Democratici rischia quindi di introdurre un repricing non transitorio del rischio-paese per gli Stati Uniti.

Sul mercato azionario, lo stallo politico statunitense ha indotto un lieve ridimensionamento delle quotazioni. La situazione induce gli investitori a riduzioni di esposizione sugli Stati Uniti e/o all’assunzione di posizioni lunghe di volatilità, in funzione di copertura del rischio. La posizione della Fed in merito al tapering, inoltre, appare favorire gli attivi dei paesi emergenti, che potrebbero quindi vedere ampie ricoperture da parte degli investitori istituzionali globali che li avevano abbandonati da fine maggio in avanti. L’azionario europeo, nel frattempo, risulta la regione con il più forte flusso di acquisti, che hanno ormai azzerato le posizioni di sottopeso. Prosegue il rimbalzo globale della manifattura, che suggerisce il mantenimento di posizioni lunghe sui ciclici rispetto ai difensivi.

Sul mercato delle obbligazioni a spread in settimana si sono avuti esiti misti, con il mercato statunitense in restringimento e quello emergente in allargamento. Le sorprese economiche positive sul mercato europeo, assieme al probabile rallentamento del flusso di nuove emissioni andando verso la fine dell’anno dovrebbero essere di sostegno al comparto, ipotizzando una rapida ed indolore soluzione allo stallo statunitense su budget e debito.

Le materie prime sono attese beneficiare della ripresa della manifattura globale e della accelerazione attesa nel Pil cinese, che dovrebbe quindi beneficiare soprattutto i metalli base.

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