La febbre spagnola del sindaco d’Italia

Riportiamo integralmente l’editoriale di Massimo Giannini, comparso oggi su Repubblica, che rappresenta il tentativo di amplificare tesi e temi presentati su questi pixel che sinora non hanno trovato spazio nel provinciale, asfittico ed illusionistico dibattito politico italiano. Hai visto mai che, essendo finite su Rep., queste considerazioni serviranno ad accendere la luce ed aprire gli occhi? Ma anche no. E comunque, abbiamo come l’impressione che “provincialismo” sia sempre quello degli altri…

di Massimo Giannini – la Repubblica

Il provincialismo del Palazzo italiano non finisce mai di stupire. Da decenni le anime perse della politica nazionale, vagando nella dimensione liquida della post-democrazia, cercano appigli improbabili. A sinistra si è portata a lungo la Terza Via dei vari Blair e Clinton, ci si è innamorati di Lula e di Zapatero. A destra rimangono sacre le icone della Thatcher e di Reagan. Ora, con l’avvento del Sindaco d’Italia, Matteo Renzi, torna di gran moda la Spagna, che già furoreggiò nella prima metà degli Anni Novanta, quando a guidarla c’era il popolare Jose Aznar e al di qua dei Pirenei era tutto un gridare al «miracolo».

Adesso ci risiamo. Con Rajoy, popolare a sua volta, l’esempio iberico è tra i più citati del momento. Solo nell’ultima settimana il presidente del Consiglio ha parlato delle mirabilia spagnole almeno due volte. La prima è stata martedì scorso, nell’intervista rilasciata a “Ballarò” dagli uffici presidenziali di Palazzo Chigi. A Giovanni Floris che chiedeva lumi sul rimborso «immediato e totale» dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese, il premier ha risposto: «La Cdp ci può aiutare a fare quello che ha fatto la Spagna, per circa 60 miliardi di euro, con un effetto benefico immediato. Aiuterà con i fondi per lotta al credit crunch, e in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della P.A.». Sorvoliamo sul fatto che i «circa 60 miliardi» sono una cifra scritta sull’acqua: neanche Padoan sa a quanto ammontino realmente questi maledetti debiti, visto che tuttora le Regioni non sono state in grado di quantificarli. Ma non si capisce proprio di quali dati segreti sia in possesso Renzi, per esaltare il non meglio identificato «shock prodotto dalla Spagna sulla liquidità». Ce lo può spiegare?

La seconda mirabilia iberica che suggestiona il governo riguarda il mercato del lavoro. La riforma varata da Madrid viene evocata nel discorso sulla fiducia in Parlamento. E poi riecheggia nell’allarme del premier, dopo i dati rovinosi sulla disoccupazione al 12,9%, record negativo dal 1977. Commenta Renzi: «Cifra allucinante, per questo il primo provvedimento sarà il JobsAct». Ma anche qui, se la riforma renziana ricalca quella introdotta in Spagna nel marzo 2012, venderla come rimedio alla strage dei posti di lavoro è un abbaglio propagandistico. Lo spiega puntualmente Mario Seminerio, su “Phastidio.net: nei primi due anni di applicazione, la riforma spagnola che riduce drasticamente i costi dei licenziamenti ha distrutto altri posti di lavoro. Questo non vuol dire che in Italia la riforma non serva, tutt’altro. Ma illudersi che basti a creare posti di lavoro è assurdo, in un quadro di domanda interna strozzata dal torchio fiscale e dalla stretta creditizia. E allora, chi ci salverà dalla «febbre spagnola»?

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