Allievi e maestri

Oggi sul Giornale (e dove, sennò?), compare l’ennesima intemerata di Renato Brunetta contro le coperture (invero farlocche, pure per il vostro affezionato titolare, da subito) del decreto Irpef del governo Renzi, bacchettate nei giorni scorsi dai tecnici del Servizio Bilancio del Senato, con stizzita reazione del premier, che ha definito i rilievi niente meno che “tecnicamente falsi”. Brunetta prende le parti dei tecnici con la veemenza che lo caratterizza, ma nell’entusiasmo finisce col farsi cogliere da amnesie selettive.

Tra i rilievi (tutti fondati) del Servizio Bilancio del Senato ve n’è uno in particolare, che recita:

…(il pagamento dei debiti della Pa) non è automatico che produca il gettito Iva stimato dal governo, in quanto le imprese potrebbero utilizzare la liquidità ricevuta per pagare loro fornitori, generando «effetti di compensazione impliciti nella procedura di liquidazione periodica dell’Iva». A supporto di quanto detto, il Servizio Bilancio del Senato evidenzia che dai pagamenti effettuati nel corso dell’anno 2013 è stato realizzato solo il 58,3% del gettito Iva originariamente previsto. Circostanza che quest’anno potrebbe ripetersi;

E’ verosimile, no? Il problema è che Brunetta brandisce questo rilievo come fosse una spada fiammeggiante, ma si scorda che una delle sue proposte magiche dello scorso anno (la famosa “terapia shock” con cui l’allora Pdl intendeva fare risorgere l’Italia dagli inferi) era basata su identica manovra, ma agli steroidi. Una cosa così:

“La nostra proposta riguarda il decreto per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione che prevede, salvo ritardi, di pagare 20 miliardi nel 2013 ed altrettanti nel 2014. Noi chiediamo di concentrare tutti i pagamenti negli ultimi sei mesi del 2013 (Asca, 2 luglio 2013)

Quindi, con un complesso algoritmo, sarebbero dovuti essere 40 miliardi di rimborsi nell’anno fiscale 2013. E quanto avrebbero dovuto produrre, in termini di Iva? Vediamo:

La chiave per rimettere in moto la crescita è anticipare al secondo semestre 2013 tutto il plafond di pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese spalmato attualmente fino al 2014. Questo consentirebbe di avere “un maggior gettito per lo Stato di 8-9 miliardi tra Iva e imposte dirette e contributi sociali”. Lo dice il presidente dei deputati del Pdl, Renato Brunetta, in un’intervista al Sole 24 Ore. (…) “Se si anticipano anche i pagamenti della tranche originariamente prevista per il 2014, altri 20 miliardi, il Pil potrebbe aumentare nel 2013 di ulteriori 0,3 punti, per un totale dello 0,5%. Un aumento che – spiega l’ex ministro – produrrebbe effetti positivi sul gettito dei principali tributi: 4 miliardi sull’Iva, attraverso il riavvio del ciclo di fatturazione, 4-5 miliardi su tributi diretti e contributi sociali, per effetto della ripresa produttiva e occupazionale. Un impatto totale di 8-9 miliardi di euro, al netto di quanto già contabilizzato nei tendenziali (Ansa, 4 luglio 2013)

Con un complesso algoritmo, quindi, Brunetta aveva previsto di rimborsare 40 miliardi, che avrebbero prodotto un gettito Iva di 4 miliardi, il 10%. Nell’ultimo DEF, il governo Renzi ha messo a copertura dei rimborsi dei debiti della P.A. l’importo di 0,6 miliardi per il 2014 e 1 miliardo per il 2015. Ma a quanto ammontano i debiti aggiuntivi previsti in rimborso per il 2014? A giudicare da quanto sostiene il DEF, quest’anno saranno pagati 13 miliardi di debiti pregressi aggiuntivi della P.A. Quindi l’importo scritto a copertura per il 2014 (l’Iva generata dai rimborsi aggiuntivi) sarebbe di poco meno del 5%. Nel 2015 tale copertura sarebbe di 1 miliardo. Resta da capire se riferito al “trascinamento” del 2014 o a nuovi pagamenti aggiuntivi, e senza ignorare che all’appello mancano almeno altri 30 miliardi. Carta vince, impresa perde.

Nel rutilante progetto Brunetta-Pdl tale “rendimento” Iva dei rimborsi della P.A. era del 10%, il doppio della stima del governo Renzi. Ora, anche al netto della feroce alea su tempi e percentuali di generazione di entrate Iva da rimborsi, appare del tutto evidente che Brunetta aveva messo a copertura della sua proposta un marchingegno del tutto simile a quello di Renzi-Padoan, e forse ben più ottimista in termini di gettito. Per non parlare delle altre proposte contenute in quel famoso piano Pdl dei 7 punti, un vero tripudio di illusionismo ed una tantum.

Resta quindi la domanda di fondo: Brunetta combatte vigorosamente contro il falso in bilancio pubblico oppure è solo invidioso che l’allievo Renzi abbia superato il maestro?

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