Le indigeste tartine di realtà

Nulla di particolarmente rilevante, nel “discorso dei mille giorni” (ci vuol pazienza) pronunciato stamane alla Camera da Matteo Renzi. O forse giusto qualcosa, che andrà verificato nei fatti. Per il resto, soliti luoghi comuni di stampo vagamente tremontian-berlusconiano, mentre altri colonnelli renzisti oggi si segnalano per il loro pessimo rapporto con la realtà.

Come si diceva, quello di Renzi non è discorso che resterà negli annali di storia patria. Solito refrain su fine del tempo delle rendite, che abbiamo fermato la caduta ma non basta, che lui è disposto a perdere consenso ed elezioni per fare le riforme. Questo punto è interessante e verificheremo se è proprio così, visto che sinora la preferenza è andata ad un populismo di pessima fattura.

Renzi ha promesso la riforma degli ammortizzatori sociali, nel senso che l’imminente legge di Stabilità dovrebbe essere dotata delle risorse per superare l’assetto attuale, dove la protezione va al posto di lavoro e non al lavoratore. Dalle parole del premier traspare che l’articolo 18 verrà probabilmente eliminato, così la pianteremo una volta per tutte di farci sopra surreali guerre di religione. Da Renzi ribadita l’opzione strategica per tagli al costo del lavoro e non alle retribuzioni. Ovvio che la scelta sia questa e bene tentare di perseguirla, ma a nostro avviso la realtà metterà i bastoni tra le ruote.

Non sono mancati i soliti riferimenti ai “professionisti della tartina” ed ai tecnici che hanno sbagliato tutte le previsioni. Ora che Renzi è andato ad ingrossare le file dei professionisti della chiacchiera che sono presi a ceffoni dalla realtà praticamente a tempo zero, attendiamo nuove tassonomie. Né è mancato l’atteggiamento spavaldo del premier, che si accinge a “chiedere conto” dei famosi 300 miliardi del piano Juncker, piano che è rapidamente diventato il nuovo trenino elettrico del renzismo. In chiusura, vi segnaliamo che oggi uno dei colonnelli renzisti, Davide Faraone, già celebre per un rapporto non particolarmente sereno con la lingua italiana (visto che voleva far crescere la “precarietà” assieme alle tutele), ha dichiarato, nel corso di una trasmissione televisiva:

«I dati Ocse evidenziano che la previsione del calo del Pil è un fenomeno europeo»

A beneficio di Faraone e di quanti si ostinano a non voler riscontrare le affermazioni con i dati, pubblichiamo qui sotto le stime aggiornate dell’Ocse per il 2014 e 2015, da cui si evince che Faraone non dovrebbe andare in trasmissione senza aver prima fatto i compiti a casa e/o senza aver preso un caffè forte. Ovviamente, vale il solito caveat: queste sono previsioni, non Tavole della Legge, e siamo più o meno tutti consapevoli che la non crescita dell’Eurozona rischia di produrre guasti irreparabili. Ma vale anche la constatazione che il nostro paese non è affatto uguale agli altri, forse perché da troppo tempo dotato di una classe sedicente dirigente che alla realtà preferisce le fiabe. Il tutto puntellato da una ignoranza imbarazzante. Ricordate il Tremonti de “l’Italia non cresce a causa delle Torri Gemelle?”. Ecco, il ricco filone è sempre quello, alla fine.

Tutto ciò premesso, il tempo scorre inesorabile, e presto Renzi dovrà piantarla con questa vieppiù sgarrupata propaganda per affrontare i fatti ed i vincoli del mondo reale, con la Legge di Stabilità ed il ddl delega Lavoro. Se in queste due circostanze avrà un sussulto di realismo e deciderà di fare lo statista anziché il ganassa, avrà il nostro inutile plauso di cittadini, lavoratori e contribuenti.

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