Nulla di nuovo al Circo Bastiani

Mentre il paese scivola inesorabilmente verso la resa dei conti, in molti hanno deciso di sfuggire alla realtà baloccandosi con letture parziali ed eterni ritorni di slogan e promesse, gli zecchini falsi nel campo dei disastrosi Miracoli all’italiana.

E quindi, oggi leggete che il nostro ottimo governo è intervenuto per bloccare l’esplosione della Tasi al 6 per mille dal primo gennaio, rispetto all’attuale 2,5 per mille. Ma solo dopo minuziosa ricerca riuscirete anche a leggere che, con questa struttura di aliquote, ai comuni italiani mancheranno comunque 625 milioni di euro al bilancio 2015 (a Milano ne mancano 89, record nazionale), che ovviamente da qualche parte dovranno spuntare, in un modo o nell’altro. I festeggiamenti al governo che “blocca le tasse” possono attendere.

Oggi leggete anche delle persistenti lotte intestine nel Pd, l’argomento grazie al quale i nostri retroscenisti portano a casa la pagnotta. Se ancora trovate il modo di appassionarvi a questa saga, credendo si tratti di un tornante della storia patria, oppure se pensate sia vostro dovere schierarvi contro le forze del passato che imprigionano lo sviluppo del paese, pensate che, se D’Alema, Bindi, Bersani & c. sono morti, e potranno in caso farsi un bel partito identitario che ammicchi a pensionati, studenti e pubblici dipendenti illicenziabili che sfilano in corteo, sappiate che anche il buon Renzi non si sente troppo bene, essendo preso a ceffoni dalla quotidianità di un paese che sta inesorabilmente affondando, malgrado le sue cosiddette riforme epocali.

Per fortuna ci sono gli inguaribili  ottimisti (o forse una nuova generazione di umoristi), quelli che vedono svolte storiche ad ogni angolo di strada, dimostrando in tal caso di non saper leggere i documenti di finanza pubblica del paese:

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Osservate il Def, usando questa tabella governativa. Poi osservate il totale delle spese, di parte corrente e conto capitale. Quello che scoprirete è che, se anche la spesa totale nominale è prevista restare inalterata nel 2015 e calare per incidenza su un Pil nominale visto in progresso dell’1%, questo risultato è ottenuto con l’ennesimo taglio a danno della spesa in conto capitale, come da antica e consolidata tradizione, non solo italiana. Il tutto con pressione fiscale che resterà invariata.

Poi ci sono i temi da eterno ed onirico viaggio verso la Felicità. Che ci inventiamo, dovendo mettere in piedi uno straccio di programmello elettorale ad uso di elettori ormai ampiamente rincogli0niti? Si torna a parlare della flat tax, che domande. E vai col dibbattito tra libertari e statalisti. “Ma sarà progressiva?” “Ma certo, che domande. E comunque, si può agire sulle detrazioni. E agendo sulle detrazioni si potrebbe creare una struttura alternativa di aliquote”. “Ma se è una flat tax, non dovrebbe avere un’aliquota unica ed essere completamente priva di detrazioni?” “Oh, che palle che sei, sempre con questi sofismi”. “Si, va bene l’aliquota unica ma non scordate le detrazioni per la famiglia, mi raccomando. Ed anche quelle per i mutui, la sanità, la palestra, i pesci rossi”. “Bravi, non dimenticate che la Russia, il nostro nuovo modello di vita, con la flat tax ha prosperato, mica come questi rammolliti occidentali”. Pensate quanto tempo è passato dall’ultima volta che ne abbiamo parlato, su questi pixel: dieci anni. Notevole, vero? Nel frattempo, il paese si è avviato verso il dissesto, sono fioriti ed evaporati nuovi partitelli liofilizzati, nati nuovi piccoli demagoghi à la carte, realizzati nuovi servizi fotografici di tamarri più o meno desnudi. Tutti assieme appassionatamente, in attesa del finale di stagione, allietato da nuovi cinegiornali Luce e dalla ricerca di nuovi capri espiatori rigorosamente esterni al paese.

Ieri in trasmissione Oscar Giannino strepitava al microfono un bel “cazz0ni” all’indirizzo di quanti hanno scordato che i proponenti di queste rivoluzioni fiscali hanno avuto vent’anni per realizzarle. Ed ecco, immediata, la risposta dei fact checkers usciti dal solito film deforme di David Lynch: “Non sono stati vent’anni ma otto”. Ah, ecco, otto anni. Giusto. Voi capite perché siamo spacciati, vero?

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