#lafintabuona

Le raccomandazioni Ue all’Italia confermano l’approccio “politico” alle riforme, o meglio confermano che siamo in una fase piuttosto conciliante e “lenitiva”. Ciò tuttavia non impedisce alla Commissione Ue di accorgersi di alcune palmari evidenze.

Una sarebbe questa:

«Si sono ottenuti solo progressi limitati verso l’efficienza della spesa pubblica in tutti gli strati del Governo. I risparmi su cui si è legiferato finora anche a livello locale non rispettano quanto indicato nel Programma nazionale di riforme 2014»

Di conseguenza,

«[…] la spending review non è ancora parte integrante del processo di bilancio e questo pesa sull’esercizio a lungo termine»

Ora, se riflettete un attimo, non potrà sfuggirvi che la pietra angolare dell’intera strategia riformistica del governo Renzi (il mitologico taglio di spesa di cui favoleggia qualche commendatore) appare ad oggi piuttosto friabile. Che, detto in altri termini, il 2014 è trascorso tra tagli lineari e chiacchiere, e che il 2016 rischia di essere il momento della resa dei conti, con le clausole di salvaguardia dietro l’angolo, ad alto rischio di ficcare in gola a Regioni e comuni altri tagli lineari, magari con ennesimo sblocco delle addizionali Irpef. Certo, i nostri eroi potranno replicare che provvederanno e manterranno la promessa “come fatto quest’anno”, quando è stata presa a calci lungo la strada la lattina di tre miliardini di salvaguardie. Ma evidentemente sono dettagli, la spinta riformistica di questo governo è fuori discussione. Chi scrive ha comunque qualche sospetto su come finirà tutta questa leggendaria revisione di spesa. Il tempo dirà.

E, a proposito di finestre di opportunità (da cui lanciarsi), la Commissione segnala che le “privatizzazioni” e dismissioni sono state nel 2014 pari a solo lo 0,2% del Pil contro lo 0,7% annuo previsto dal governo per il triennio 2014-2016, poi diluito nell’ultimo Def. Però sia chiaro: qui nessuno sta facendo ammuina. E la politica regna sovrana.

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