Mi chiamo Gutgeld, taglio la spesa

Domani è il gran giorno, si fa per dire: il governo Renzi presenterà la legge di Stabilità 2016, quella di #italiariparte, il tripudio del #cambiaverso. Già dall’impianto della nota di aggiornamento del DEF è apparso chiaro che il governo italiano ha deciso di puntare tutto sul deficit, per finanziare una illusoria riduzione di pressione fiscale. È proprio nuovo, questo Renzi: si comporta come i gloriosi democristiani dei tempi che furono, nel produrre deficit. Ciò che lo differenzia in modo decisivo dai suoi antenati scudocrociati è l’arroganza. L’ultima vittima del renzismo trionfante pare essere la spending review, quell’araba fenice su cui i governi italiani si esercitano da molti anni, senza apprezzabili risultati.

Dovevano essere dieci miliardi di tagli, oggi apprendiamo (da Lorenzo Salvia sul Corriere) che potrebbero essere la metà, e pure malcerti. Due miliardi di minore crescita del Fondo sanitario nazionale, stracciando il solenne “patto per la salute” con le Regioni, vecchio di pochi mesi. Un miliardo e mezzo dagli acquisti della pubblica amministrazione, previa riduzione estrema del numero di centrali appaltanti, che richiederà tuttavia una preventiva riclassificazione delle categorie merceologiche. E poi un bel taglio semi-lineare del 3% medio ai ministeri (si chiama “modulare”, ed è anch’esso retaggio dei tempi che furono), a rinverdire l’italica tradizione.

Gira voce che nei giorni scorsi Roberto Perotti, che coadiuva lo zar della spending review, Yoram Gutgeld, avrebbe messo sul tavolo le proprie dimissioni, per frustrazione causata dal rilevante scostamento tra proclami e realtà. Avevamo già visto Perotti in lieve difficoltà, mesi addietro: questo esito (solo rimandato) non ci sorprende. Chi invece non sarà in alcun caso in difficoltà è Gutgeld, da sempre abituato alla prassi renziana del proclama double face, sempre pronto per l’autosmentita. Ricordate?

“Confermo che porteremo una cifra di 10 miliardi di revisione di spesa, per togliere ogni dubbio”. Lo afferma il commissario per la Revisione della spesa, Yoram Gutgeld. Sono in corso “15 progetti in tutte le aree dello Stato e l’ottica nella quale ci stiamo muovendo è quella dei tre anni: il prossimo anno dobbiamo portare 10 miliardi” di revisione “e li porteremo, ma il progetto è strutturale”, aggiunge Gutgeld durante il convegno dei giovani di Confindustria a Santa Margherita ligure (Ansa, 6 giugno 2015)

Perché a noi piacciono i traguardi ambiziosi, avendo come missione quella di cambiare verso:

Fare 10 miliardi di spending review in un anno significa “tanto”, si tratta di un target “ambizioso” che “confermiamo, come confermiamo tutti gli obiettivi”. Così il commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld, in occasione di un convegno sulle partecipate pubbliche (Ansa, 10 settembre 2015)

Del resto, Gutgeld ha la reattività tipica del renziano: lancia proclami ma è sempre pronto a girare la coda e puntare altrove aggiustando la mira, come si nota qui:

Per recuperare le risorse necessarie a ridurre le tasse “agiremo su tre fronti. Il primo è quello dei tagli alla spesa pubblica: 10 miliardi nel 2016, che aumenteranno negli anni successivi. Il secondo è la crescita dell’economia, che potrà essere più alta del previsto grazie anche alla riduzione delle tasse. Il terzo è il margine che esiste tra il deficit in rapporto al prodotto interno lordo ora previsto e quello che potrà diventare per favorire la ripresa pur senza oltrepassare il 3%”. Così Yoram Gutgeld, consigliere economico del premier Matteo Renzi, in un’intervista al Corriere della Sera. Di quanto si potrà salire sul deficit? “Dipende dalla trattativa che faremo con la Commissione europea. Osservo che per il 2016 lo spazio tra l’1,8% e il 3% vale circa 20 miliardi mentre nel 2017 si sale a 30 miliardi. Questo per dire che il margine di manovra è ampio” (Ansa, 20 luglio 2015)

Eh, si, il margine di manovra è ampio. Anche per raccontare fiabe nuoviste e ritrovarsi a fare deficit della peggiore specie, sotterrandolo sotto slogan ed hashtag. Strano, però: pare sia in atto una ripresa italiana di non lieve momentum, almeno a sentire i telegiornali e l’esecutivo, ed anziché tagliare la spesa (il momento migliore, come noto), facciamo più deficit, in modalità pro-ciclica? Non è che Renzi ha mischiato Keynes, Laffer e la peperonata, ultimamente?

Noi vi avevamo avvertiti, tempo addietro: siamo ormai entrati nell’area dove la spesa pubblica non è ulteriormente comprimibile, a meno di ridefinire perimetro, funzioni e missione del settore pubblico. Anche al netto di corruzione e ladrocinii assortiti. Da qui in avanti o vi inventate una nuova moneta da stampare a piacere oppure fate come Renzi: rincoglionite il paese di slogan e trovate mediatiche, attendendo la realtà. Nel frattempo, è divertente assistere alle amnesie ed afasie selettive dei numerosi cortigiani turibolanti che esaltavano l’approccio “nuovo” di Renzi, incluso quello sulla spesa pubblica. Ma anche questo è tutto fuorché inedito.

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