Una placida ripresa stagnante

Oggi non vi ammorberemo più di tanto con il dato preliminare di Pil italiano del terzo trimestre. Perché è, appunto, preliminare, perché del medesimo non si conosce la composizione e l’apporto di domanda interna, estera, e scorte (la conosceremo tra un mese, alla pubblicazione della seconda stima), e perché un dato non fa tendenza. Ma un minimo di analisi serve sempre.

La crescita trimestrale dello 0,2% è inferiore alle stime di consenso, poste a +0,3%. Sullo stesso trimestre 2014, la crescita del Pil italiano è a +0,9%. Tra gli altri grandi paesi dell’Eurozona, la Germania segna una variazione trimestrale dello 0,3%, come la Francia. Elemento comune a francesi e tedeschi è il fatto che nel terzo trimestre la spesa dei consumatori ha sostenuto la crescita, a fronte invece di un contributo negativo del commercio estero, con l’export che flette e l’import che aumenta. Nel caso francese, inoltre, di rilievo il fatto che l’accumulo delle scorte abbia contribuito per ben lo 0,7% alla crescita trimestrale. Il contributo della domanda interna francese alla crescita, al netto della variazione delle scorte, resta comunque dello 0,3%.

Nel caso italiano vi sono esiti simili: Istat, segnala un contributo positivo della domanda interna, al lordo delle scorte, ed uno negativo del commercio estero netto. Attenzione, però: prima che i piddini di turno si fiondino a dettare alle agenzie che “la domanda interna resta vibrante, grazie all’azione del governo Renzi”, o che lo stesso errore agiografico venga compiuto da giornalisti che si presumono esperti, precisiamo che servirà la seconda stima del Pil, tra un mese, per conoscere di quanto tale domanda è variata, al netto delle scorte. Poi segnaliamo che pare che l’azione del governo Renzi piaccia molto anche ai consumatori degli altri paesi, evidentemente. O, più verosimilmente, si tratta della disinflazione in atto che gonfia i dati reali di consumo. Della serie “cresciamo più degli altri” ma anche no, e “l’Italia accelera, mentre gli altri paesi frenano”. Certo, certo. Peraltro, ci sarebbe il dettaglio minore che siamo tutti interconnessi e quindi cose del genere è difficile accadano ma temiamo che il giudizio europeo di crescita italiana “autosostenibile” abbia prodotto danni in alcune menti indigene. E comunque, sursum corda: la Finlandia resta in crisi nerissima.

Altro dato che vi segnaliamo, pubblicato ieri da Istat, è quello della stima preliminare dei posti vacanti nel terzo trimestre. Stima che mostra che nulla è realmente cambiato, dal lato della domanda di lavoro da parte delle imprese. Il tasso di posti vacanti destagionalizzato resta allo 0,6%, un valore del tutto esangue, frutto di stabilità nel tasso dei servizi e di una flessione in quello dell’industria. Dal grafico qui sotto ognuno di voi potrà formarsi un’opinione sull’entità della ripresa in atto sul mercato del lavoro, vista dal lato imprese. Se volete, qui una spiegazione un filo più tecnica. Anche in questa circostanza, attendiamo interpretazioni bizzarre, come quella del datore di lavoro scoraggiato. Ripresa è quando domanda di imprese aumenta forte, avrebbe detto l’immortale Vujadin.

Se vi serve una sintesi dell’intero discorso, è questa: la crescita prosegue debole, condizionata da fattori esterni; alcuni hanno pensato di scorgere in qualche sbuffo di frazione di punto decimale una specie di ripresa italiana “strutturale” e non congiunturale ma le cose non stanno esattamente in questi termini; il mercato del lavoro, lato imprese, resta sostanzialmente statico. Certo, meglio questo che una recessione, avrebbe detto la buonanima di Max Catalano. Ma le riprese vere sono e restano altro.

Posti vacanti

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