Come ti abbatto la disoccupazione

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Il tasso di disoccupazione è certamente un indice importante per comprendere lo stato di salute del mercato del lavoro, ma, purtroppo, se non letto in rapporto al ben più importante tasso di occupazione può rivelarsi fuorviante. Governo e maggioranza esultano con gioiosi tweet nel leggere i dati diffusi dall’Istat lo scorso 1 dicembre, secondo i quali il tasso di disoccupazione all’11,5% è il più basso da 3 anni a questa parte.
Ma, purtroppo, questo non significa per nulla che l’occupazione sia aumentata: su base annua, infatti, è praticamente piatta.

Come è possibile? Per la semplicissima ragione (per altro spiegata, sia pure in termini fin troppo tecnici dall’Istat) che, contrariamente a quanto si crede, tasso di occupazione e tasso di disoccupazione non sono in rapporto tra loro. Sicché non è vero che se diminuisce il tasso di disoccupazione, cresce quello di occupazione e viceversa.

La ragione di ciò sta negli ordini di grandezza presi a riferimento. Il tasso di occupazione misura il rapporto tra gli occupati e la popolazione potenzialmente attiva, costituita da occupati, persone in cerca di occupazione e inattivi in età lavorativa (15-64 anni). Il tasso di disoccupazione semplicemente è il rapporto tra persone in cerca di lavoro (disoccupati) e persone che lavorano. Vediamo perché questo secondo tasso può essere fuorviante, con un semplice esempio. Poniamo una situazione molto simile a quella del mercato del lavoro in Italia, rappresentata dalla seguente tabella:

Occupati: 22.000.000
In cerca di occupazione: 3.000.000
Inattivi in età lavorativa (15-64 anni): 14.500.000
Inattivi in età non lavorativa: 20.000.000

Il tasso di disoccupazione si ottiene rapportando 3.000.000 su 22.000.000. Il risultato è il 13,64%.
Poniamo il caso che un milione di persone passino dall’essere censiti come “in cerca di occupazione” allo stato di “inattivi in età lavorativa”. La tabella cambierebbe come segue:

Occupati: 22.000.000
In cerca di occupazione: 2.000.000
Inattivi in età lavorativa (15-64 anni): 15.500.000
Inattivi in età non lavorativa: 20.000.000

Il tasso di disoccupazione passerebbe dal 13,64% al 9,1%. Tutti griderebbero entusiasti che la disoccupazione si è ridotta, ma in realtà il numero degli occupati sarebbe rimasto identico, così come il numero complessivo delle persone che, per varie ragioni, non lavorano. Sicché il mercato del lavoro non sarebbe migliorato di una virgola, nonostante la riduzione del tasso di disoccupazione.

In parte, è esattamente quello che accade in Italia. Anche se dal 13% circa, il tasso di disoccupazione si è abbassato all’11,5% purtroppo non è accaduto affatto che l’occupazione sia aumentata: in sostanza si sono solo redistribuite le categorie di persone che non hanno lavoro. Ma tutto questo, caro Titolare, Twitter non lo sa…
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Luigi Oliveri, laureato in giurisprudenza, dirigente amministrativo della Provincia di Verona, collaboratore di Italia Oggi, La Voce.info, varie altre riviste giuridiche ed autore di volumi in materia di diritto amministrativo.

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