La rivincita dell'”antidemocratica” vigilanza Bce

Mentre i banchieri italiani ed ampia parte della nostra stampa si danno compiaciute pacche sulle spalle a commento della forte riduzione di sofferenze nei bilanci delle nostre banche, la vigilanza della Bce, accusata nelle scorse settimane di condotta antidemocratica, prosegue serenamente per la sua strada, che è quella di una sostanziale accelerazione delle richieste di smaltimento dei crediti deteriorati.

Ieri l’altro la presidente del Single Supervisory Mechanism, Danièle Nouy, ha incontrato a Roma una delegazione di banchieri italiani per discutere del famoso Addendum della vigilanza, che “consiglia” un termine di due anni per l’azzeramento delle Non performing exposures non garantite, e di sette anni per quelle garantite, ferma restando la possibilità che la banca giustifichi eventuali deroghe alla politica di accantonamenti, come ha ben spiegato su questi pixel Massimo Famularo.

Come forse ricorderete, gli italiani avevano gridato al golpe in occasione dell’avvio della pubblica consultazione sulle linee guida dell’Addendum, e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, aveva esibito un fiammante parere dell’ufficio legale del parlamento, incidentalmente redatto da due italiani, in cui si evidenziava la condotta “antidemocratica” della Vigilanza, che non può assumere decisioni a valenza erga omnes, che spettano invece alla politica. Sulla base di questa spinta, e di analogo parere legale del Consiglio europeo, si è quindi mossa anche la Commissione, che sta preparando le proprie linee guida, che dovrebbero essere annunciate a marzo.

Tutto bene, quindi, democrazia salva? Certamente. Anche perché, come i meno formalisti tra noi lettori avevano intuito, era evidente da subito che la Vigilanza Bce può agire per altre vie e canali, senza violare i sacri principi democratici. E la conferma si è avuta ieri l’altro, nell’incontro romano. Mentre la Commissione si accinge a varare una normativa non retroattiva e che interesserà solo i crediti originariamente erogati dopo il primo gennaio 2018, la Vigilanza resta incline ad affrontare il nodo dello stock delle esposizioni non performanti pregresse. Tra esse, per definizione, ci sono anche gli UTP (unlikely to pay), che sono quelli che al momento disturbano maggiormente i sonni dei nostri banchieri.

Ma il punto vero è che la Vigilanza Bce si accinge ad applicare questi “auspici” (e non obblighi) al cosiddetto secondo pilastro, cioè al cuscinetto di capitale aggiuntivo, specifico ad ogni singola banca ed alla sua condizione, che viene “consigliato” dalla Vigilanza alle banche, al termine della revisione annuale. Quindi, la Vigilanza mantiene la propria discrezionalità ma la sposta a valle, senza valenza erga omnes, e non a monte (il primo pilastro), dove regna la democrazia. Fermo restando che le norme della Commissione, che arriveranno in primavera, tratteranno anche degli accantonamenti prudenziali di primo pilastro. Ad ognuno i propri ambiti di competenza, alla fine.

Ribadisco: non è che questo esito non si intuisse da subito; è che i nostri patrioti sono partiti lancia in resta con grida di dolore per l’albero della democrazia minacciata, e hanno perso di vista la foresta. Noi tuttavia, dopo aver letto i giornali negli ultimi due giorni, ed aver preso atto con soddisfazione che le nostre banche sono impegnate in una marcia trionfale di smaltimento degli Npl, ci sentiamo sereni e compiaciuti. Non così si sentono, invece, i nostri editorialisti di sistema, che già stamane tornano a percuotere i tamburi di guerra contro la “sordità” della Nouy e contro i derivati e gli strutturati delle “banche del Nord Europa”.  Yawn.

Solo che a questo giro il mondo bancario italiano non appare più così monolitico. Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ad esempio ha dichiarato, a margine del comitato esecutivo Abi, che la riduzione delle sofferenze

«È una delle priorità indiscutibili per chiunque si trovi ad operare nel contesto del mercato bancario italiano. Poi ognuno fa le sue valutazioni su gradualità e tempistica»

Che tradotto significa “ognuno per sé e dio (o chi per esso) per tutti”. I nostri editorialisti di sistema prendano buona nota.