E bozza o non bozza

Poiché ogni giorno ha la sua bozza, abbiamo dunque la semifinale (con golden goal) del contratto pentaleghista, datata 15 maggio, quella che necessita del dirimente intervento dei due capi politici prima di essere inviata al Quirinale. Visto che queste bozze hanno un’emivita più o meno pari a quella della nimesulide e forse pari tossicità, almeno per i neuroni, ho rapidamente spigolato e raffrontato alcuni temi economici con la bozza datata 14 maggio.

Ad esempio, al punto 7 ma in campo rosso, cioè da rivedere per mano dei due boss, c’è questa frase:

«Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato ricorso al deficit»

Che poi sarebbe “deficit q.b.”, nella mistica dei nostri chef post-keynesiani. “E di sale un pizzichin” ci sarebbe stato meglio, però. Vedremo se questo q.b. arriverà oltre il 3%, allora.

Al punto 10, “Flat tax e semplificazione”, nello specifico sulle coperture, si può leggere:

«È opportuno instaurare una “pace fiscale” con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico fra le obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica. Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà ed il primo passo verso una “riscossione amica” dei contribuenti»

Pare sia sufficiente dire “esclusa ogni finalità condonistica” per non aversi condono. Ma si capisce anche meglio cosa vuol dire proporre un patto a quelli che rischiano di “fallire per tasse”. Molto interessante sarà la definizione operativa di “situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”. Potremmo scoprire che praticamente tutta la popolazione italiana tenterà di ricadere nella tipologia, con un gettito di alcune decine di miliardi sì, ma in luogo di parecchie centinaia; in alternativa, se fossimo seri e rigorosi, potremmo scoprire che non c’è copertura per la flat tax. Che manco è tale, peraltro, ma quello è altro discorso.

Al punto 17, “Politiche per la famiglia”, si può leggere questa perla:

«Inoltre, è necessario prevedere […] sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli»

Questa è una rivoluzione copernicana, vedo già il claim della campagna: “Sgravi per le sgravate”! E vedo anche, per ridurre il costo del lavoro, imprenditori che fanno stalking sulle proprie dipendenti per forzarle a riprodursi, oppure che vessano le lavoratrici che non lo hanno ancora fatto. Ai colloqui di lavoro sentiremo gli imprenditori chiedere alle candidate: “e quindi lei non intende avere figli? Allora non mi faccia perdere tempo e soldi, per favore”. Qui sono ironico ma una simile levata d’ingegno suggerisce che bisognerebbe giocare al piccolo giureconsulto pro-natalista da sobri, o senza aver assunto sostanze psicotrope.

Punto 18, reddito di cittadinanza:

«Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta»

Se si tratta di due anni rolling, cioè mobili, diciamo che il nostro aspirante lavoratore potrà serenamente sfuggire al triste destino di accettare il lavoro offerto. Un bersaglio mobile, in pratica.

Punto 19, riforme istituzionali e democrazia diretta: scritto in rosso,

«Occorre prevedere una maggiore flessibilità dell’azione di governo in modo tale da poter far fronte efficacemente ai diversi cicli economici prevedendo il superamento della regola dell’equilibrio di bilancio, cosa che rende oggettivamente impossibile un’efficace azione anticiclica dello Stato»

Qui qualcuno degli estensori deve aver pensato che equilibrio di bilancio significhi pareggio del medesimo, e che debba conseguirsi in ogni singolo anno, a prescindere dalla fase ciclo economico. Un’applicazione diligente dell’analfabetismo funzionale di cui danno prova quotidiana i nostri eroi. Comunque, segnate: modificare articolo 81 della Costituzione.

Punto 23, tutela del risparmio:

«Il sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure. Occorre rivedere radicalmente tali disposizioni in modo tale da assicurare secondo quanto afferma la Costituzione la tutela del risparmio degli italiani»

Cioè, fatemi capire: andiamo a rivedere radicalmente una direttiva europea? Interessante. Cos’è, il fratello minore dell’uscita dall’euro mediante referendum? Ma non è finita! I nostri eroi devono aver scoperto che Basilea è in Europa, e quindi che dietro dev’esserci un complotto di qualche euroburocrate, e lanciano quindi il cuore oltre l’ostacolo:

«Occorre ridiscutere i parametri dei protocolli di rating di Basilea che ad oggi creano grave pregiudizio alla sopravvivenza e allo sviluppo del tessuto della micro impresa italiana»

Con la ruspa in tangenziale, andiamo a modificare i “parametri dei protocolli”, ma non quelli dei Savi Anziani di Sion bensì quelli “dei rating di Basilea”. Del resto, come potrebbe dirvi un grillino mediamente acculturato, Sion è in Svizzera, proprio come Basilea. Solo un caso? Io non credo. E vedrete che prima o poi arriveranno a Sciaffusa.

Punto 28, Unione europea:

«L’impianto della governance economica europea (es. Patto di Stabilità e crescita, Fiscal compact, MES, etc.), basato sul predominio del mercato e sul rispetto di vincoli stringenti dal punto di vista economico e sociale deve essere ripensato insieme ai partners europei, compresa la politica monetaria unica, con lo spirito di ritornare all’impostazione pre Maastricht in cui gli Stati europei erano mossi da un genuino intento di pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà»

Torniamo al pre-Maastricht, per “pace, fratellanza, cooperazione e solidarietà”. Qui non so perché ma la sequenza di parole mi ha fatto tornare alla mente l’iconografia di Woodstock e le scopate dell’Era dell’Acquario, sull’iconico pulmino hippie Volkswagen. A parte ciò, drizzate le antennine: “compresa la politica monetaria unica” è scritto in rosso, quindi i due capi politici si riservano di rifinire le richieste alla Ue. Magari di avere un paio di Bce o anche di più, perché du’ Bce is megl’ che uàn.

Ovviamente, come ho premesso, queste sono solo spigolature limitate agli interventi più prettamente economici. Tra quelli non economici, segnalo la drastica riduzione del numero di parlamentari, l’immancabile abolizione del Cnel e l’introduzione del vincolo di mandato, dopo aver elevato a best practice l’articolo 160 della costituzione portoghese. Quindi diciamo che c’è molta revisione costituzionale, in questo programma. Magnate tranquilli, insomma.

Ed alla fine, si riposarono. Concedendosi l’unica cosa che li ha spinti a stringere i denti per dare alla Patria un governo: quelle due o trecento nomine in aziende ed enti pubblici. Perché la meritocrazia è tutto, nella vita.

Aggiornamento – Pare che l’ulteriore integrazione del Contratto preveda questo:

Scompare l’aliquota unica per le imprese nella nuova versione del contratto Lega-M5s. L’ultima versione accomuna tutti: due aliquote fisse al 15% e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie (Ansa)

In pratica, abbiamo la progressività fiscale anche per le imprese. Debbo correggermi: a Woodstock girava roba ben più leggera.

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