Giggino il doganiere con tre dazi nel paniere

Poiché ogni giorno ha il suo lancio d’agenzia, per istupidire la plebe in ascolto, e nella speranza che cinque idiozie equivalgano ad un provvedimento legislativo non approvato, oggi Luigi Di Maio si è dedicato al commercio internazionale.

Non prima di una rapida incursione nel concetto di internet di cittadinanza, con mezz’ora al giorno di connessione gratuita, vista come “minimo vitale” universale e diritto dell’umanità; un po’ come i 50 litri pro capite di acqua gratuita al giorno, per intenderci. Poiché tuttavia il giovane è volenteroso e pure stakanovista, vi segnaliamo che oggi ha scolpito quanto segue:

«Non sono per l’isolamento dell’Italia. Ma come Italia, con un sistema produttivo così particolare, dei prodotti così unici non dobbiamo avere paura di affrontare il tema dei dazi per proteggerci e questo non vuol dire isolarsi. Significa cominciare ad aprire i rubinetti con paesi che ci rispettano economicamente e rispettano le nostre specialità, ma chiudere i rubinetti con altri paesi che non rispettano le nostre specialità e rappresentano una minaccia con i loro prodotti a basso costo» (Ansa, 26 giugno 2018)

Ma questo che vuol dire, concretamente? Significa forse che l’Italia deve mettere dazi da sola (la politica commerciale appartiene alla Ue) e magari metterli pure contro altri paesi dell’Unione, contando sulla loro disponibilità ad accettarli senza ritorsione, perché “questa deve essere l’Europa della solidarietà e non dell’egoismo”? Ma soprattutto, se la politica commerciale è prerogativa Ue, significa che per proteggere meglio “i nostri prodotti così unici” dovremmo uscire dall’Unione, in modo da mettere tutti i dazi che vogliamo e ovviamente non subire ritorsione dagli altri paesi? Ah, saperlo.

Ma ancor più impegnativa è quest’altra dichiarazione programmatica, dove il vicepremier scende in campo a mani nude contro le importazioni “sleali”:

«Voglio andare a vedere nei porti del Nord Europa quali prodotti entrano, e non perché i nostri porti siano un colabrodo. Sono prodotti che poi entrano in concorrenza col made in Italy perché vengono prodotti in Paesi dove non esistono regole sul lavoro né sulla sicurezza». Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio, nel suo intervento all’assemblea di Confindustria (ansa, 26 giugno 2018)

Ecco, voi pensate a Di Maio, mentre fa una diretta Facebook dal porto di Rotterdam o da quello di Amburgo, mentre rovista (rigorosamente in giacca e cravatta) nei container appena sbarcati per esaminarne il contenuto ed improvvisamente alza la paletta rossa, e guardando in camera sentenzia: “A-ha, ecco dei prodotti fatti senza rispettare le regole su lavoro e sicurezza! Questa roba non arrivi in Italia!”. Un’immagine che da sola ci riconcilia col mondo.

In precedenza, Di Maio si era reso protagonista di una rapida incursione nel magico mondo della scienza delle finanze, con questa rivoluzionaria dichiarazione programmatica:

«La flat tax è uno strumento che deve servire ad aiutare le fasce più deboli». Lo ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, intervenendo all’assemblea di Confartigianato. Di Maio ha aggiunto che se fosse stato uno strumento per aiutare i più ricchi non avrebbe mai accettato questa misura (Ansa, 26 giugno 2018)

Ebbene sì, renderemo la flat tax fortemente progressiva, per aiutare i più deboli. Non so se Di Maio o Rocco Casalino (che gli scrive i testi) oggi abbiano avuto modo di guardare questo pregevole pezzo su lavoce.info, dove si spiega come raggiungere l’obiettivo. Ve lo dico io, spoilerando il post (ma voi leggetelo): serve un’aliquota unica al 35% ed una deduzione equivalente di 10.500 euro, per ridurre la diseguaglianza prodotta dall’attuale struttura Irpef. Che poi, è proprio quello che propone la Lega, vero, Giggì?

Altro spin, tutto sommato minore, Di Maio lo aveva lanciato sempre all’assemblea di Confartigianato, chiedendo che chi delocalizza rimborsi i contributi pubblici maggiorati di un tasso d’interesse “anche del 200%, oppure da qui non te ne vai”. Mezzogiorno di fuoco: Giggino con la colt affronta le imprese che vogliono delocalizzare, e alla fine le lega alla staccionata, per impedire loro di andarsene. Sarà il film blockbuster della prossima stagione cinematografica.

Grazie di esistere, Luigi. Senza di te, il tempo che ci separa dal default trascorrerebbe più tristemente.

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