Il governo del cambiamento di opinione

Si dice che solo i cretini non cambiano mai idea. Motivo per il quale i politici italiani, da tempo immemore, tendono ad essere prossimi al puro genio. Per fare emergere questa intelligenza superiore in tutta la sua geometrica potenza di fuoco, è sufficiente qualche minuto ed un archivio di agenzia di stampa.

Prendete ad esempio la ormai celeberrima flat tax, che i leghisti vorrebbero dare all’Italia. E pazienza che si tratti di qualcosa che con la flat tax nulla c’entra, avendo due aliquote e quattro scaglioni. Abbiamo già letto poderose scemenze relative non tanto al fatto che andrebbe resa progressiva (quello deriva da dettato costituzionale), ma che “qualcuno” (chessò, un Di Maio a caso) vorrebbe utilizzarla per beneficiare i redditi più bassi. Cosa ovviamente impossibile, date le aliquote previste.

Su questo tema, e non solo, oggi vi proponiamo l’autorevole opinione (passata) del ministro per le Riforme a la cosiddetta democrazia diretta, il pentastellato Riccardo Fraccaro. Il quale, a gennaio, di fronte alla proposta dell’allora alleato di Matteo Salvini, sentenziava in questi termini:

«Berlusconi è ormai una macchietta. Parla di una flat tax che rischierebbe di far saltare i conti pubblici, oltre a essere incostituzionale, e vorrebbe coprire le minori entrate con una fantomatica lotta all’evasione. È involontariamente comico che una ricetta del genere arrivi da un condannato definitivo per frode fiscale, sembra una delle sue barzellette che non fanno ridere». Lo afferma Riccardo Fraccaro di M5S. «In realtà sappiamo che i governi Berlusconi hanno avuto il solo effetto di inasprire la pressione fiscale e deprimere la crescita del Paese, condannandolo alla stagnazione anche durante i primi anni 2000, cioè prima che scoppiasse la crisi economica globale», conclude Fraccaro (Ansa, 15 gennaio 2018)

Quasi commovente, l’attenzione che Fraccaro poneva sui conti pubblici ed il deficit. Ed anche la giusta stigmatizzazione del tentativo di trovare coperture a minori entrate permanenti a mezzo di nuove entrate incerte, come la leggendaria “lotta all’evasione”. Ma come siamo messi, sei mesi dopo? Che “qualcuno” prima ha parlato di finanziare la flat tax con un bel condono, a “saldo e stralcio”, mentre ora di quello neppure si parla più mentre il condono servirebbe invece a “chiudere i conti col passato” e permettere alle famigliole felici di ripartire con serenità. Degli effetti distributivi regressivi della corrente ipotesi di flat tax si è detto, ma non ci pare che qualche gemello di Fraccaro abbia nel frattempo obiettato, come invece fatto a gennaio.

Nel frattempo, prendete e prendiamo atto del fatto che uno dei gemelli Fraccaro ci informa che

«Non c’è alcuna intenzione di presentare una proposta costituzionale per introdurre il vincolo di mandato. L’orientamento politico non è limitare la libertà del parlamentare soggetto al capo politico o capo bastone». Lo ha detto il ministro per le riforme Riccardo Fraccaro in audizione davanti alle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. «Vogliamo favorire – ha proseguito – una certa civile rappresentazione della volontà dal basso. In concreto non intendiamo evitare la libertà di espressione del parlamentare ma evitare inaccettabili cambi di casacca, che nella scorsa legislatura sono stati 566, una distorsione del sistema rappresentativo. L’obiettivo si può tranquillamente raggiungere – ha proseguito – senza modifiche costituzionali, ma con modifiche regolamentari, come il regolamento del Senato che avete cambiato nella scorsa legislatura». «Auspico che le forze politiche lavorino su questo» ha concluso (Ansa, 24 luglio 2018)

Ma benedetti figlioli, perché non lo avete detto prima? Siete degli incompresi o, più semplicemente, parlate di argomenti che non padroneggiate? Ah, saperlo. Quindi, prendete nota: niente vincolo di mandato, almeno per oggi. La soluzione c’era già, dalla scorsa legislatura. Dalle bombe ai petardi ai peti, il passo a volte può essere breve.

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