Il muro dell’Incidente

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Al momento non sono disponibili le stime macroeconomiche che hanno portato a questi numeri, e quindi non è possibile trarre valutazioni in dettaglio, ad esempio sulla costanza del deficit-Pil per 3 anni (serve capire quale valore di crescita è stato indicato). Il 2,4% pare anche essere il frutto avvelenato dell’annuncio francese di alzare al 2,8% il deficit-Pil del 2018. Questa notizia avrebbe tolto i freni inibitori ai nostri sfascisti, al grido “siamo sovrani”.

La cosa tragicomica è che non hanno capito che la manovra francese è solo frutto di una sfasatura temporale in alcune misure, destinato quindi a normalizzarsi già dal 2020, e che il taglio di tasse è comunque coperto mediante riduzione in valore reale di alcune voci di spesa. Ma non stupiamoci: questo governo rappresenta l’epitome di un paese di analfabeti funzionali orgogliosi di esserlo, ed è giusto che paghi le conseguenze di tale condizione.

Come detto sino alla nausea, questa è l’essenza del populismo: soluzioni semplici ed irrealizzabili a problemi complessi. Dopo aver vaneggiato di coperture inesistenti, oppure esistenti ma che avrebbero esatto un pedaggio pesante in termini di consenso (vedasi riallocazione degli 80 euro di Renzi), ora ai nostri peronisti falliti non resta che la strada che ha portato il paese sin qui, nei decenni: il deficit da spesa pubblica. E su quello la punizione sarà durissima.

Nel documento italiano non ci sono previsioni di tagli di spesa sostanziali, neppure i mitologici “sprechi” né spending review o simili. Solo purissimo deficit, per finanziare il dissesto finale del sistema previdenziale e sussidi parassitari di disoccupazione e di incentivazione al sommerso. Dal versante delle entrate, inoltre, resta la forte alea sul condono fiscale fortemente voluto dalla Lega, che è entrata una tantum, il che significa essenzialmente che il deficit “vero” potrebbe essere ben superiore al 3%.

Si è detto che, con un deficit a 1,6%, il rapporto debito-Pil sarebbe diminuito, pur se di un ordine di grandezza simbolico, o rumore statistico. Con questo numero, il governo italiano pro tempore mette nero su bianco che il debito-Pil aumenterà. Un tentativo di suicidio, in pratica, e pure maldestro. Dato questo scenario, è pressoché impossibile pensare che le agenzie di rating non sanciranno che il debito pubblico italiano è junk, spazzatura, e lo faranno con ovvio ritardo su quanto già sanzionato dal mercato. Dopo di che, auguri per il collocamento del nostro debito pubblico.

E qui torniamo a parlare dell’Incidente: se questo impianto di conti pubblici sarà confermato, l’Italia subirà il downgrade delle agenzie di rating, che arriveranno buone ultime a certificare l’esistente. Il debito pubblico italiano diverrà spazzatura, e perderemo l’accesso ai mercati. A quel punto, la componente della maggioranza di governo che non ha mai smesso di puntare all’uscita dalla moneta unica, avrà l’occasione per introdurre una moneta domestica parallela, e proseguire col Piano B.

Da quel punto in avanti, vedremo se la popolazione manifesterà ancora appetito per la “resistenza” alla realtà, cioè per farsi condurre al macello, oppure se reagirà, si spera non in modo violento. Anche perché, ad oggi, non ci sono ancora stati effetti tangibili sul paese, che invece inizieranno a manifestarsi nelle prossime settimane. Quello che appare evidente, al momento, è che le manifestazioni coreografate di giubilo di ieri sera, sotto Palazzo Chigi, sono la replica (su scala infima, posticcia e farsesca) delle tragiche feste di popolo viste in Grecia dopo il no al referendum sul bailout europeo, a luglio 2015. Con l’unica differenza che, nel caso italiano, questo è un esperimento di deliberato autolesionismo condotto da un gruppo di irresponsabili, e che ci avvicina all’esito greco. Ma questo è soltanto l’approdo di un percorso iniziato molto tempo addietro, favorito da un mainstream italiano fatto di radicato autoinganno e vittimismo, innestato su una struttura demografica disastrata e disastrosa.

I tentativi maldestri di ricattare l’Europa e la Bce sono destinati a fallire, portandosi dietro una scia di distruzione che resterà largamente circoscritta ai confini nazionali. Quando questa tragica farsa sarà finita, avremo un paese da ricostruire. Per ora, l’unica cosa visibile è il muro dell’Incidente, contro il quale lanciarsi a velocità folle.

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