Gli scappati di casa di Schroedinger

Oggi sui giornali italiani compare il resoconto della epocale cena tra il premier italiano Giuseppe Conte ed il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in cui non è accaduto nulla di sostanziale né di verificabile a parte il menù, riportato da quasi tutti gli organi di stampa. Oggi emergono alcuni spifferi di quella che potrebbe essere l’offerta italiana e ve ne diamo conto per dovere di cronaca, ma non perdeteci troppo tempo. Unica conclusione a cui si può giungere, se tali spifferi fossero confermati dai fatti, è che abbiamo al governo una coalizione di pericolosi incapaci, mossi solo da bulimia di potere. Strano, vero?

Ad esempio, oggi il Sole riporta che i nostri eroi potrebbero spingere in là Quota 100 e rendita di nullafacenza, diciamo sino ad aprile (perché a maggio si vota, ovviamente), liberando 4-5 miliardi. Bene. Peccato però che il semplice rinvio sia del tutto irrilevante ai fini dei danni che misure del genere infliggerebbero nei prossimi anni ai conti pubblici, oltre al fatto che la spesa compressa nel 2019 si scaricherebbe nel 2020. Ma tant’è, non si potrà mica pretendere che questo governo ed i suoi prestigiosi esponenti sappiano far di conto, no?

Che poi, qualcuno mi spieghi perché puntare al rinvio di alcuni mesi di misure giudicate fondamentali per contrastare un rallentamento che è già qui. Oppure promettere monitoraggio mensile dei flussi di spesa, pronti a chiudere i rubinetti alla prima frenata sostanziale del Pil e vincere il premio “Scemo del decennio”. Avete qualche idea, sul merito? E ancora, se puntiamo a “tempi distesi” per sanzioni ma anche per implementazione delle misure, qualcuno riuscirebbe a spiegarmi dove sarebbe la “necessità ed urgenza” di disporre tali misure non mediante un disegno di leggi bensì con un decreto? Pensate che il mondo sia fatto di coglioni smaniosi farsi prendere per i fondelli da voi? Uhm, aspetta, forse sì, visto l’apparente successo rilevato dai sondaggi per questa accozzaglia giustapposta. Se  non il mondo, almeno gli indigeni tricolori.

Oppure forse a cena ieri il premier Conte ha mostrato a Juncker il piano segreto sulle pensioni, quello che è stato tenuto nascosto al presidente dell’Inps per evitare che lo criticasse? Voi ricordate quando il ministro Giovanni Tria disse che si trattava in sostanza di una misura sperimentale valida solo per il 2019, prima di essere silenziato?

Ma non è finita: pare che i nostri eroi siano pronti a rimettere mano pure al Decreto Dignità, il capolavoro di Giggino Di Maio, l’uomo che punta a fare di tutto il paese una gigantesca Pomigliano, con o senza aperture domenicali degli esercizi commerciali. Leggiamo oggi sul Sole, a firma di Claudio Tucci, che potrebbero esserci novità sui punti qualificanti di quel disgraziato decreto, le causali per il tempo determinato ed il pizzo aggiuntivo dello 0,5% per i lavoratori a termine:

«Sulle causali, l’idea, caldeggiata dalla Lega, è far rientrare nella partita la contrattazione collettiva nazionale, alla quale, quindi, tornerebbe a essere affidato il compito di prevedere “motivi” aggiuntivi rispetto a quelli delineati dal decreto dignità per ricorrere a un contratto a termine, come già, in passato, fu fatto con la legge 56 del 1987, articolo 23»

Del tipo: mettiamo le causali ma i contratti collettivi possono derogarle. E allora, per quale c. di motivo le avete messe, figlioli? E ancora:

«Per quanto riguardalo 0,5%, l’ipotesi è esentare gli interinali, o quanto meno, gli stagionali previsti da contratto, per i quali, nei fatti, l’aggravio è una “mezza beffa”, essendo le imprese obbligate a dare la precedenza nelle assunzioni temporanee»

Sublime il fatto che, se passeranno tali modifiche, ciò avverrà nel cosiddetto decreto semplificazioni, che poi sarebbe il gioiello della corona con cui Conte ha cercato di imbonire e rabbonire la Commissione. Quindi, riepilogando: facciamo un decreto che innova profondamente la disciplina dei contratti di lavoro e poi ce lo rimangiamo per far vedere che siamo bravi a semplificare. Allo stesso modo in cui facciamo una legge di bilancio demenziale perché abbiamo fretta di dare un bell’impulso espansivo all’economia ma puntiamo a differirne gli effetti perché altrimenti finiamo nei guai con gli investitori (spoiler: finiremo nei guai lo stesso).

Tutto ciò non stupisce. Abbiamo in maggioranza personaggi che affermano che lo spread non sale quando parlano i commissari Ue bensì quando parlano i commissari Ue; ed altri che affermano che la Ue fisserebbe un “limite di velocità” alla crescita, impedendo ad eroici paesi come il nostro di oltrepassarlo e trarsi d’impaccio. Perché stupirsi se l’unica coerenza sta nell’incoerenza, punteggiata qui e là di stronzate declamatorie? Questi sono solo gli scappati di casa di Schroedinger, il cui gatto è fuggito dalla scatola per disperazione.

Addendum – Quando un grillino incontra un uomo capace di far di conto, il grillino è morto:

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