La legge di bilancio è una bomba: col timer al 2020

Signori, è fatta: la Commissione Ue ci ha “promossi“. Questo per chi ci crede, ovviamente. Per tutti gli altri, ci sono i primi dettagli dei salti mortali fatti dal nostro esecutivo per tenere in vita le due misure-bandiera, che serviranno a nulla. In compenso, tra le coperture affiorano danni non lievi. Ma è tutto l’impianto della manovra che si rivelerà estremamente tossico-nocivo per questo povero paese. 

Nella sua informativa al Senato, il premier Giuseppe Conte snocciola il rosario delle micro-misure di cosiddetta copertura che daranno una quantità trascurabile di ossigeno ai conti pubblici ma solo per il 2019, spostando il grosso dei casini al 2020. Ad esempio per FS:

“Rimodulazione delle risorse finanziarie per 600 milioni nel 2019, prevedendo un incremento per ciascun anno dal 2022 al 2024 pari a 200 milioni, delle risorse destinate alla società Ferrovie dello Stato per la realizzazione di progetti previsti”

Traduzione: nel 2019 a FS mancheranno 600 milioni di fondi per investimenti. Con buona pace dei grandi progetti a beneficio dei pendolari eccetera eccetera. Però tranquilli, in compenso è in corso l’elaborazione del piano industriale per integrare Alitalia. E ancora:

“C’è l’abrogazione del credito d’imposta relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap riconosciute in favore di soggetti passivi che impiegano lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in alcune regioni”.

E c’è di che essere orgoglioni di una misura del genere, in effetti. Come pure di questa:

“L’abrogazione dell’aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali”

Basta con queste aliquote ridotte, signora mia. In caso foste incontentabili abbiamo pure

“L’abrogazione del credito d’imposta in favore di soggetti che compiono investimenti in beni strumentali nuovi”

Viva gli investimenti. Altra ciliegina, sempre parole e musica del Grande Negoziatore italiano:

“Nello stato di previsione del ministero dell’Economia ci sono misure volte a definanziare il fondo per favorire lo sviluppo per capitale immateriale, la produttività e la competitività pari a 75 milioni per il 2019 e 25 milioni di euro nel 2020″

Definanziate, definanziate: qualcosa resterà. Ma c’è qualcosa anche per il boom di occupazione atteso nella pubblica amministrazione. Ma si, la pubblica amministrazione: quella la cui titolare, Giulia Bongiorno, vagheggiava di assumere nel 2019 tutti i 450 mila travet derivanti da turnover triennale:

“Per le amministrazioni centrali si prevede un rinvio della presa di servizio degli assunti al 15 novembre 2019, ma limitato alle assunzioni derivanti dal turn over ordinario degli anni precedenti”

Cioè praticamente tutte le assunzioni. Avete letto bene: 15 novembre 2019. Ma scusate, non c’era una devastante emergenza occupazionale a cui rispondere subito, anzi ieri? Vai a saperlo. Dalla presa di servizio alla presa per i fondelli. 

Ma veniamo alle parole del vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. L’uomo che ha acconsentito a venire incontro agli italiani, così determinati a farsi del male in modo non rimediabile. Dice il lettone:

“Nel 2020 e nel 2021 l’Italia intende compensare i costi delle  
principali misure espansive, cioè il reddito di cittadinanza e la retromarcia sulle riforme delle pensioni, attivando clausole di salvaguardia con l’aumento dell’Iva”

Ve lo traduco: gli italiani promettono di quadrare i conti degli sforamenti per reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni aggiungendo altra Iva a quella già prevista. Traduzione: o si interrompono le due misure-bandiera o le medesime vengono rese inaccessibili, chiudendo la platea dei beneficiari; oppure ci si incapretta con ulteriori aumenti Iva o con qualche sceneggiata sovrana, perché il grosso degli oneri viene spinto dopo il 2019. Non ci sono coperture reali sul 2020. 

Ve la riformulo in altro modo, più comprensibile: la manovra 2020 parte con clausole di salvaguardia che passano da 13,7 a 24 miliardi di euro. Nel 2021 le clausole di salvaguardia salgono a 29 miliardi.

Quanto al resto, il deficit strutturale resta invariato a 0,8%, anziché lievitare di 0,9%. La crescita 2019 scende a 1% e resta stima ottimistica, mentre Giovanni Tria ammette candidamente che nel 2018 il rapporto debito-Pil aumenta, “ma nel 2019 scenderà”. E così spero di voi.

La Commissione scalcia la lattina italiana, gli italiani ottengono un folle pasticcio che impila esplosivo C4 davanti alla porta di casa. In caso di recessione nel 2019, paese privo di cuscinetti di resistenza anti-ciclica. Sul 2020 viene posta una ipoteca che definire folle è eufemistico. Tutto per due misure inutili e controproducenti.

Un capolavoro sovrano di stupidità, a cui Bruxelles ha perfidamente acconsentito perché alla fine saranno gli italiani, con il loro patrimonio, a pagare i crimini della loro classe dirigente, oltre che per il fatto che l’attuale architettura istituzionale europea non consente di ingerirsi più di tanto nei conti nazionali. Resta una quadratura contabile che definire di pessima fattura è il più ipocrita degli eufemismi.

Un governo ed una maggioranza che cercano disperatamente di arrivare a maggio, andando all-in sul 2019 e senza coperture al 2020. Ci arriveranno a prezzo di aver incravattato un paese per gli anni a venire. 

Il giudizio finale è questo, e lo sottoscrivo:

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!