Il ghost writer dal passato e l’ora solenne che sta per scoccare

Proprio l’altro giorno, con Michele Boldrin, ci chiedevamo quali fossero le fonti di ispirazione dello stralunato discorso del premier Giuseppe Conte a Davos, in particolare del passaggio dove lamentava la pazienza degli italiani verso l’ordine liberal-democratico (bontà sua e nostra). Ora, grazie alla segnalazione di un fedele lettore, abbiamo un’ipotesi di chiave di lettura.

Ricordate?

Il popolo italiano è stato paziente e disciplinato per molti anni. Ha avuto fiducia nelle istituzioni italiane ed europee, politiche e tecniche. Per anni, gli italiani hanno fatto propri i principi economici fondamentali predicati dal cosiddetto ordine liberal-democratico: l’integrazione nel mercato globale, la libera circolazione di persone e capitali, la disciplina di bilancio, l’adozione incontrollata di nuove tecnologie e la crescita senza limiti della finanza globale.

Maledizione a ‘sta “adozione incontrollata di nuove tecnologie”, che ha tentato subdolamente di fiaccare il fiero popolo italiano, ed a cui noi abbiamo opposto strenua resistenza! Da chi ha tratto ispirazione, il ghost writer di Conte? Forse da questo discorso della Buonanima dal balcone di Piazza Venezia, il 2 ottobre 1935:

Quando l’Italia nel 1915 unì le sue sorti a quelle degli Alleati, quanto entusiasmo e quante promesse! Ma dopo la vittoria comune alla quale l’Italia diede il supremo contributo di seicentosettantamila morti, quattrocentomila mutilati, un milione di feriti, quando ci si sedette al tavolo dell’esosa pace, a noi toccarono soltanto le briciole del lauto bottino coloniale altrui!

Mussolini annuncia la guerra contro l’Etiopia, scimmiottando col concetto di “vitalità” il Lebensraum di Hitler, e promette l’impero al popolo berciante:

Durante tredici anni abbiamo pazientato mentre si stringeva, attorno di noi, sempre più rigido il cerchio che vuole soffocare la nostra irrompente vitalità. Con l’Etiopia abbiamo pazientato quarant’anni! Ora basta!

La riscrittura del discorso di Conte è presto fatto:

Quando l’Italia unì le sue sorti a quelle degli altri paesi nell’Unione europea, quanto entusiasmo e quante promesse! Ma dopo la vittoria comune dell’euro, a cui l’Italia diede il suo contributo con vent’anni di avanzi primari ed un aumento vertiginoso di tassazione su reddito e patrimoni, quando ci si sedette al tavolo dell’esosa pace della moneta unica, a noi toccarono soltanto le briciole di un deficit-Pil del 2,04!


Durante vent’anni abbiamo pazientato mentre si stringeva attorno di noi, sempre più rigido il cerchio che vuole soffocare la nostra irrompente spesa pubblica e voto di scambio. Con la Ue abbiamo pazientato vent’anni! Ora basta!

Seguono riferimenti al “lauto bottino coloniale” dei francesi col franco CFA, l’Eiar impegnata ad educare le masse contro l’esoso euro, ostilità crescente verso Parigi, con una spruzzata di antisemitismo che è la morte sua, signora mia. In attesa di trovare qualcuno con cui fare Asse, complimenti al ghost writer di Conte, che dimostra di essere uomo di cultura nazionale e nazionalista, come si addice alla temperie. La prima volta come tragedia, la seconda come farsa, ricordate.

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